Delle insidie e della callidità del diavolo, che colla sua finezza tenta di trarre in inganno i servi di Dio.
Dopo l'assunzione dì Onorio al papato, un certo religioso riconobbe d'essere stato deluso. Vivente ancora Papa Martino, al religioso preaccennato frequentemente appariva il diavolo, e gli prometteva il Papato per subito dopo la morte del Papa d'allora. Ma il frate, come raccontò ad un suo amico, col quale ebbe un colloquio confidenziale intorno a questa cosa, pareva che non si curasse del Papato, se non in quanto desiderava, diventando Papa, di poter rappacificare il mondo. Ma l'amico tanto intimo, a cui svelava il secreto dell'anima, gli disse che a lui pareva impossibile, stante che egli non era persona eminente, nè di gran conto, e perchè i Cardinali, a cui spetta l'elezione, non avevano di lui nessuna conoscenza; ma egli rispondeva che quell'elezione non è opera umana.... In seguito morì il Papa, e fu creato Papa altri, non egli; quindi se ne rimase frustrato nella ricevuta promessa, ed ingannato.... Il religioso preaccennato, a cui tali cose accaddero, era un frate Minore, di cui taccio il nome a fine di bene.... Tutte queste prenarrate cose, quando quarantacinque anni fa, io abitava nel convento di Pisa, le seppi da frate Riccardo, il quale, quando avvennero, dimorava nel convento di Pisa, ed ammaestrano ad aversi buona guardia dalle insidie del diavolo.... Visse un sant'uomo, frate Minore, nativo d'Imola, di nome Benintendi, sublimato all'Ordine del sacerdozio. Egli aveva abitato meco più anni nel convento di Ravenna; era gradito confessore, ogni notte faceva trecento genuflessioni, e digiunò ogni giorno tutto il tempo di vita sua. Una volta fu condotta a questo frate una donna invasa dal diavolo..... Ad uno scongiuro il diavolo se ne volò via confuso e deluso con grida di pianto e di dolore, e la donna, ringraziandone Iddio, ne fu completamente liberata..... quindi il beato Francesco, quando il suo compagno fu una notte bastonato dai demonii alla Corte di un Cardinale, si narra che gli dicesse: I diavoli sono i gastaldi del nostro Signore, destinati a tenere gli uomini in guardia di sè stessi. Anzi io penso ch'egli abbia permesso a suoi gastaldi di irrompere sopra di noi, perchè questa nostra dimora nella Corte de' magnati, non fa buon esempio al popolo. Nella diocesi di Parma, sul monte Bardone, vi è un castello, che si chiama Berceto, trenta miglia distante da Parma. Era di quel paese un certo chierico, di nome Guglielmo, che dimorava a Parma. E quando una volta la moglie di un tal Ghidini fabbroferraio, che era figlia di un certo Pieco abitante nel Borgo delle asse, fu ossessa dal diavolo, quel chierico andò a lei, e cominciò a scongiurare il diavolo, comandandogli di uscire da quella donna: e il demonio rispose: Uscirò sì da lei, ma io ti ordirò tale una tela, per la quale tu non potrai più molestarmi, nè costringermi ad uscire da' miei abitacoli. Perchè sappi già sin d'ora che io farò che tu sia ucciso tra breve, e che tu altri ucciderai. E l'evento avverò la minaccia. Pochi mesi dopo, in Parma stessa, ebbe egli ad altercare in un cortile con un Arduino di Chiavari, e si accapigliarono; ma un forte urtò contro un altro forte, ed ambedue soccombettero. Il fatto me l'ha raccontato chi era presente, e vide quando l'un l'altro si uccisero; e quale dalle labbra di lui la ho udita, tale fedelmente ve la trascrivo. E fu frate Giacomino de' Tortelli, che vide e me lo narrò, che ora è frate Minore; e la donna che prima era ossessa dal demonio, ne fu pienamente libera, ed è in Parma nel monastero dell'Ordine di S. Chiara. Il Ghidini suo marito entrò nell'Ordine de' frati Minori; e, convertitosi a mal in cuore, e datosi a vita non sua, rivolse l'animo al passato, e uscì dal convento durante il noviziato, e vive nel secolo, acciocchè chi è ingiusto sielo ancora più: e chi è contaminato contaminisi vieppiù ecc. Apocalissi 22.º. Del resto Arduino di Chiavari era uomo di lettere, bello, robusto, battagliero, e aveva fatto quello stesso giorno suoi bagagli per partire all'indomani da Parma, e ritornare alla terra nativa. La terra, d'ond'era nativo, si chiama Chiavari, in riva al mare, nella diocesi di Genova, presso Lavagna, dove abitavano i frati Minori. Ed io mi vi son trovato più volte. Ed ivi presso si ha abbondanza di buon vino di vernaccia; e il vino di quella terra è generoso e delizioso tanto, che possono qui trovar loro luogo i versi fatti per quel liquore da un certo Trutanno, che disse:
Vinum de vite —
— det nobis gaudia vitæ.
Si duo sunt vina, —
— mihi de meliore propina.
Non prosunt vina —
— nisi fiat repetitio trina.
Dum quartum poto,
— succedunt gaudia voto.