a. 1221
L'anno 1221 Torello Strada di Pavia fu Podestà di Parma; e allora si cominciò a fabbricare il palazzo nuovo del Comune di Parma.
a. 1222
L'anno 1222 fu Podestà di Parma Enrico degli Avvocati di Cremona; e quest'anno sul principio della sua Podesteria si ebbe, per Natale, uno spaventevole terremoto, che spesso è rammemorato da chi sopravvisse, od è nato dopo.
a. 1224
L'anno 1224 fu Podestà di Parma Manfredo Cornazzani, e morì Obizzo Vescovo di Parma, oriondo di Lavagna, e zio di Papa Innocenzo IV.
a. 1226
L'anno 1226 venne a Parma Federico Imperatore.
a. 1227
L'anno 1227 Torello Strada, di Pavia fu di nuovo Podestà di Parma. E allora si cominciò a costruire il castello così detto di Torello[85] contro Borgo S. Donnino, perchè i Borghigiani non volevano stare all'obbedienza de' Parmigiani; ma siccome poi i Borghigiani si sottomisero al Comune di Parma, perciò i Parmigiani desistettero dalla costruzione del castello. Questo per ora sia detto de' lavori pubblici e delle gesta dei Parmigiani. Altrove forse diremo d'altro, se si presenterà occasione di parlarne, e se mi parrà opportuno. Si continui dunque il millesimo cominciato. L'anno pertanto suindicato, cioè 1285, Manfredo Torta degli Alberghetti di Faenza morì nella villa di Sezaria a cinque miglia da Faenza; e fu ucciso in una con suo figlio da' suoi consanguinei, mentre reduce da Ravenna era a pranzo con loro. E lo stesso anno i nipoti del conte Taddeo di Buonconte insorsero contro Malatesta di Rimini, e lo percossero, e volevano ucciderlo a Cesena presso la casa degli Eremitani, per aiuto de' quali potè evadersi, perchè la loro porta era aperta. Così in quell'anno fu deliberato dai Reggiani, in pieno Consiglio, che i pescivendoli non potessero vendere pesce a cominciare dal principio di quaresima sin dopo Pasqua, sotto comminatoria e pena di venticinque lire di bonini; la quale deliberazione fu appuntino eseguita. La cagione poi di questa deliberazione fu che quando i cavallieri, o i giudici domandavano ad un pescivendolo: Quanto vale questo pesce? esso richiestone due o tre volte, sdegnava di rispondere, anzi si voltava da altra parte, e chiacchierava col compare dicendogli: Compare, poni quà, spingi là il cesto, o il cavagno. D'onde quel de' Proverbii XXIX: Il servo non si corregge con parole: benchè intenda, però non risponderà.... Oltre ciò volevano di una piccola tinca, o anguilla tre o quattro grossi. Ma i pescatori e i pescivendoli vedendo che quello era stato stabilito contro loro si eseguiva con fermezza e con rigore, e che ne avevan danno, poichè tutti i loro pesci furono numerati e posti in vivai da starvi sino a dopo Pasqua, andarono ai frati Minori scongiurandoli di supplicare il Podestà, il Capitano e gli Anziani e tutto il Consiglio di voler ritirare quella legge, e promettevano di vendere il loro pesce, a chi voleva comprarne, a prezzo ragionevole e discreto, con cortesia e a buon mercato. Ma non pertanto fu disdetta la deliberazione presa, secondo la parola detta dall'Apostolo per Esaù nella lettera agli Ebrei 12.ª Imperciocchè non trovò luogo di pentimento benchè richiedesse quello con lagrime. Ed i Reggiani minacciavano di fare altrettanto ai beccai, se per Pasqua non vendessero le carni al macello con cortesia e a prezzo ragionevole. Il che udendo buccinare i beccai, si regolarono secondo che insegna la Sapienza ne' Proverbii XIX: Percuoti lo schernitore, e il semplice ne diventerà avveduto ecc. Gherardo Varoli, Giudice, fu il primo a denunziare in Consiglio la malizia dei pescivendoli, e la sua denunzia fece prendere quella deliberazione.... Parimente nel millesimo soprassegnato, cioè 1285 quei di Sassuolo catturarono 800 donne di quelli che erano dentro Modena, uscite alle vigne a vendemmiare, e le condussero a Sassuolo in prigione. Il che avvenne un martedì, 4 Settembre; ma presto furono prosciolte, perchè i Modenesi della città ne catturarono similmente di quelle dei Sassuolesi. Furono anche presi il 21 Settembre, giorno di S. Matteo Apostolo, ventiquattro di quei di Sassuolo dai Modenesi della città che erano a Rubiera, e li sorpresero nella villa di Corticella[86], ad un miglio e mezzo da Rubiera; tra cui furono i principali: Burigardo, che era maestro della milizia di Sassuolo, prode dell'armi e dotto nell'arte militare, (questi era di Gap, che è piccola città della Provenza. Fu questi che aveva consigliato di catturare le dette donne e mandarle in carcere; e lo stesso mese fu anch'egli preso e condotto nelle prigioni di Modena). Un altro de' più cospicui fu il Conte Lesnardo di Crema; tutti gli altri erano Francesi, meno uno di Modena. E nota che, come dissero poscia i Modenesi di dentro la città, se Burigardo, quando in principio corse in aiuto di quei di Sassuolo, avesse fatto un colpo di mano ardito sopra la città, eglino erano deliberati di svignarsela e abbandonare Modena; tanto il timore era diventato loro consigliere e padrone. Ma Iddio meglio dispose ne' suoi decreti; perchè ai 7 di Ottobre fu firmato un compromesso tra i Modenesi fuorusciti e quelli di dentro la città. E Guido di Correggio e Matteo suo fratello furono i principali autori di quella pacificazione, e de' patti convenuti; anche Mastino Sanvitali di Parma molto s'adoperò a fine che i Modenesi si riamicassero; e Frate Pietro da Collecchio di Parma, dell'Ordine de' frati Minori e lettore nel convento di Modena, egualmente e fedelmente se ne curò, recandosi con insistenza dai sunnominati personaggi, e correndo e ricorrendo da Modena a Sassuolo e viceversa, rapportando, come loro nunzio, quanto avevano detto le parti. Però era intendimento tanto di quei della città di Modena, come di quelli di Sassuolo, che in ogni modo un componimento si conchiudesse. Perocchè la miseria e la povertà avevano già vinto gli uni e gli altri ed erano vincolati a grossi debiti, e le loro casse erano al verde; e le avevano esauste i Toscani, i Francesi, i Romagnuoli e molte altre genti cogli stipendi che ricevevano. Anch'io frate Salimbene di Parma dell'Ordine de' frati Minori, accompagnai in occasione di quelle trattative frate Pietro da Collecchio, e andai a Sassuolo da Manfredino e pregai lui, non meno che gli altri maggiorenti de' fuorusciti Modenesi, a non respingere, per quanto dipendeva da loro, le proposte di pace.... I quali risposero con cortesia e benignità che in ogni modo volevano la pace co' loro concittadini, e che erano dell'animo disposti ad accettare le proposte di coloro che s'erano intromessi in quell'affare, quantunque paressero loro gravi, e realmente le fossero. A que' giorni andai a Carpi per festeggiare ivi il giorno del beato Francesco. Arrivando là vi trovai i messi secreti del Marchese d'Este adunati nella chiesa plebana, e nell'ora stessa giunsero da Parma Guido da Correggio e Matteo suo fratello; e tosto tennero tra loro consiglio intorno al trattato di pace. E perchè i pensieri pigliano forza e maturità dai consigli, intanto di notte.... interloquirono, e stabilirono un progetto, cui nessuno a Carpi conobbe, tranne l'Arciprete della Chiesa plebana. E la mattina per tempissimo i messi del Marchese partirono per Ferrara, e Guido e Matteo andarono a Modena, e cominciarono a trattare della pace. Pochi giorni dopo poi, i prenominati due fratelli, si recarono a Parma, e pregarono il Podestà, il Capitano e tutto il Consiglio a volersi intromettere in quella pacificazione de' Modenesi, perchè la volevan pur fare colla loro annuenza; e il Capitano, il Podestà e tutto il Consiglio acconsentirono. Allora Guido prese a prestito dai Parmigiani mille lire, ed altrettante ne prese dai Reggiani Matteo, per pagare lo stipendio ai soldati che erano in Modena e licenziarli, per trattare la pace con maggiore speranza di riescita. Queste trattative però si strascicarono per molti giorni, perchè le passioni erano molto accese e la matassa assai intricata. E mandarono a Reggio Burigardo, che era in ceppi a Modena, e il Conte Lesnardo con alcuni altri, e vi furono ritenuti prigioni nel palazzo del Comune. Poscia Guido da Correggio andò e prese Burigardo e lo condusse a Correggio, che è una villa nella diocesi di Reggio, ed ivi gli fece gli onori; poi lo condusse a Castelnuovo[87], nella diocesi di Parma, dove sì egli che suo fratello Matteo da Correggio hanno loro possedimenti, ed ivi lo onorò magnificamente banchettando e servendo squisite imbandigioni. E Burigardo disse a Guido: Se mi ti dessi anche in mano per ischiavo, io non ricambierei condegnamente la tua gentilezza. E aggiunse: Voi mi liberaste dal carcere di Modena, o Guido, e mi sottraeste dalle unghie de' miei nemici, e di quelli che mi tendevano insidie, e tramavano alla mia vita. Perciò ogni volta che avesse da insorgere guerra contro di voi, per tutta la mia vita mi troverete sulla breccia in vostro aiuto, in vostro servizio. Di che Guido gli rese grazie, lo lasciò andar libero in pace, anzi lo accompagnò sino a luogo sicuro. E Burigardo andò a Sassuolo, e da quelli di Sassuolo fu accolto e veduto festosamente e onorificamente, come fosse arrivato un Angelo del cielo. E nota che Burigardo non mancò di reverenza verso Dio; e fugli devoto a segno che aveva sempre in sua Corte un proprio cappellano che ciascun giorno diceva messa e celebrava i divini uffici per lui. Quando fu a Reggio mandò regalando ai frati Minori un grosso doppiero da accendersi, in onore del corpo del Signore, al momento della elevazione nella messa. Ma quando Burigardo fu ritornato a Sassuolo, allora si disperò della pace; e que' di Sassuolo incominciarono a rifortificare il loro castello. Però Matteo da Correggio nel Consiglio de' Modenesi parlò assai caldamente in favore di quei di Sassuolo, e perorò splendidamente producendo allegazioni in favor loro; e si mostrò vivamente sdegnato co' Modenesi, perchè non volevano dare l'amplesso della pace ai loro concittadini fuorusciti, e perchè essi due fratelli dovettero stare occupati, per le trattative di quella pace, dal giorno del beato Francesco sino al giorno di Santa Lucia. Inoltre i Modenesi avevano eletto Guido a loro Podestà per l'anno seguente, il quale aveva anche ordinato che fossero diroccati tutti i castelli e le fortezze che erano nella diocesi di Modena, come era stato convenuto nel trattato di pace. Partissi adunque Matteo da Modena focosamente sdegnato per le cagioni suesposte, dicendo che porterebbe la sua dimora tra quelli di Sassuolo, dacchè per loro bene i Modenesi non volevano ascoltarlo. Anche Guido suo fratello fece altrettanto, minacciando di associarsi ad Obizzo vescovo di Parma, che teneva le parti di quei di Sassuolo, e combattere per tutta vita sua contro i Modenesi, finchè non fosse ristabilita la pace in Modena..... Il che ponderando i Modenesi, riconobbero d'aver operato male, perchè avevano già seminate le campagne, e avevano edificate case per la diocesi; ma se perdurava la guerra non c'era lume di speranza di raccoglierne il frutto; laonde mandaron dicendo che volevano in ogni modo rappacificarsi coi loro concittadini..... Così stanno le cose oggi, poco prima di Natale. Vedremo come va a finire. Però della pace de' Lombardi confido poco; perchè quando penso alle loro pacificazioni, mi par di vedere quel gioco che fanno i ragazzi, quando l'uno pone le sue mani sulle ginocchia, e l'altro vi soprapone le sue, e quando l'uno vuol essere vincitore trae rapidamente le mani che ha sotto e le porta sopra a quelle del compagno battendole d'un colpo forte, e così si dà l'aria del vincitore. Ma spesso di vincitore lo vediamo vinto; donde nacque il detto: