E aver hom ki in honor aventura
E tutti quanti de solazo no cura.
Quel Gherardo da Correggio era alto di statura, di giuste proporzioni di membra, tenea più del macilento che del pingue, Cavalliere robusto e dotto nell'arte della guerra. Io lo ho veduto due volte Podestà di Parma; la prima, quando entrai nell'Ordine; poi, quando la città di Parma si ribellò al deposto Imperatore Federico II. Egli fu amico intimo e speciale di mio fratello Guido di Adamo, frate dell'Ordine de' Minori, ed era padre di Guido e di Matteo da Correggio, che tutti e due ebbero l'onore di molte podesterie. Uno di loro, cioè Guido, fu ardente guerriero e dotto nell'armi, ed ebbe moglie Mabilia di Giberto da Gente, di cui generò figli e figlie. L'altro, cioè Matteo, fu Cavalliere di senno, nè ebbe figli, tranne uno illeggittimo. Quando io entrai nell'Ordine dei frati Minori, Tancredi Pallavicino, Abbate del convento di S. Giovanni di Parma, uomo di cortesia e liberalità distinta, di onorata fama e di vita onesta e santa, mandò a frate Elia Ministro Generale, perchè avesse da imbandire la cena per sè e pei frati, un regalo di capponi, portati da un contadino penzoloni, davanti e di dietro, da una pertica che aveva sulle spalle. Era un Giovedì, ed era presente il Podestà ed io pure in abito ancora da secolare, e vidi tutto questo, e la sera dopo cena fui ammesso all'Ordine. Io aveva già lautamente pranzato in casa mia; eppure i frati mi condussero nell'infermeria e mi vollero servire un'ottima cena. Ma in seguito mi alimentarono di cavoli per tutta vita mia, quantunque da secolare io non avessi mai mangiato cavoli, anzi mi movevano tanta ripugnanza, che non avrei nemmeno mangiate carni che fossero state cotte con cavoli; e in seguito ebbi poi sempre in mente il detto tante volte ripetuto:
Milvus ait pullo.
Dum portaretur ab illo:
Cum pi pi faris,
Non te tenet ungula talis.
Ad un pulcin, che seco a voi traea
Stretto tra l'ugne, uno sparvier dicea:
Il pipilar che fai spettra ogni cosa,