Lussuria sí sta molto adornata,
pensa per sua belleza de campare;
ma la castitate l’ha accorata,
molto dura morte gli fa fare;
ed en un pilo sí l’ha sotterrata,
e loco agli vermi fala devorare;
la gola sí n’è molto empaurata,
discrezione volese amantare;
ma la temperanza l’ha pigliata,
tienla en pregione e fálase enfrenare.
Poi che le virtute hanno venciuto,
ordenano d’aver la signoria;
lo terzo stato claman per aiuto,
ché, senza lui, prendon mala via;
cercano la Scrittura, han envenuto
o’ lo Signor de riposar desia,
concordia sí hanno conceputo,
ch’en trono de lo ’mperio segga dia;
el per elezione l’hanno elegiuto
che rega e tenga tutta la bailía.
Le virtute fanno petizione
a la signoria que deggian fare,
ché ciascuna vol la sua ragione,
ed estatuto vogliono ordenare;
de la concordia trovan la magione,
lá ’v’ella co lloro deggia reposare,
e discordia mettono en pregione,
che onne ben faceva deguastare;
ed onne tempo vogliono ragione
e nullo feriato voglion fare.
Concordia non può bene regnare,
se de sapere non ha condimento;
lo secondo ramo fonno clamare
che de sapere ha l’amaestramento;
cherubini vogliono abracciare,
contemplando el Signor per vedemento,
ed en sua scola voglion demorare,
che da lui recevan lo convento;
lo ’ntelletto volsece apicciare,
ché de legere ha forte entendemento.
Ché, quanto piú el sapere va crescendo,
tanto piú trova en Dio la smesuranza;
lo ’ntendemento vasse devencendo,
anegalo en profondo per usanza
l’ordene serafico, apparendo
nello ’nfocato viver per amanza;
questo defetto vásecce ademplendo,
abraccian lo Signor per desianza
e cusí sempremai lo va tenendo,
en ciò la caritate ha consumanza.
Or preghiamo lo Signore potente
che per sua bontade e cortesia
esso dirizi sí la nostra mente,
che sempre tengam la diritta via;
sí ch’en futuro non siam perdente
d’aver en cielo la sua compagnia;
molto se porrá tener dolente
chi nello ’nferno fatt’ha albergaria,
ché sempre viverá en fuoco ardente;
campene noi la Vergene Maria. Amen.
LXXXIX
Arbore dell’amore divino
Un arbore è da Dio plantato—lo qual amor è nominato.
—O tu, omo, che c’èi salito,—dimme en que forma èi tu gito,
perché ’l viagio me sia aprito,—ché sto en terra otenebrato.
—Se ’l te dico, poco vento—mo m’encasca, sí sto lento!
ancora non agio vento,—’nante so molto tempestato.