Io glie donai memoria—ne lo mio piacemento,
de la celeste gloria—glie diei lo ’ntendemento,
e voluntá en centro—nel core gli ho miniato.

Puoi glie donai la fede—ch’adempie entendanza,
a memoria diede—la verace speranza,
e caritate amanza—al voler ordenato.

A ciò che l’esercizio—avesse compimento,
lo corpo per servizio—diéglie per ornamento;
bello fo lo stromento,—se non l’avesse scordato.

Acciò ch’ella avesse—en que esercitare,
tutte le creature—per lei volse creare;
donde me deve amare,—hame guerra menato.

A ciò ch’ella sapesse—como sé esercitare,
de le quattro virtute—sí la volsi vestire;
per lo suo gran fallire—con tutte ha adulterato.

—Signor, se la trovamo—e vole retornare,
voli che li dicamo—che gli vol perdonare,
ché la possam retrare—del pessimo suo stato?

—Dicete a la mia sposa—che deggia revenire;
tal morte dolorosa—non me faccia patire;
per lei voglio morire,—sí ne so enamorato.

Con grande piacemento—facciogli perdonanza,
rendogli l’ornamento,—donoglie mia amistanza;
de tutta sua fallanza—sí me serò scordato.

—O alma peccatrice,—sposa del gran marito,
co iaci en esta fece—lo tuo volto polito?
co se’ da lui fugito—tanto amor t’ha portato?

—Pensando nel suo amore—sí so morta e confusa;
poseme en grande onore,—or en que so retrusa!
O morte dolorusa,—co m’hai circundato!