—Prego che consiglite—lo cor mio tanto afflitto,
e la via m’ensignite—ch’io possa tener lo dritto;
da poi ch’ad andar me mitto—ch’io non pos’esser errato.
—La via per entrar en vilanza—è molto stretta l’entrata;
ma poi che dentro serai,—lebbe t’è poi la giornata;
serain’assa’ consolata,—se c’entrera’ en quello stato.
—Opriteme la porta,—ch’io vogli’ entrar en viltate,
ché Iesú Cristo amoroso—se trova en quelle contrate;
decetel ch’en veritate—molti el ci on albergato.
—Non te lassamo entrare;—iurato l’avem presente
che nullo ce può transire—ch’aia veste splacente;
e tu hai veste fetente,—l’odor n’ha conturbato.
—Qual è ’l vestir ch’i’ aggio—el qual me fa putigliosa?
ch’io lo voglio gettare—per esser a Dio graziosa,
e como deventi formosa—lo cor n’ho ’nanemato.
—Ora te spoglia del mondo—e d’onne fatto mondano;
tu n’èi molto encarcata,—el cor non porti sano;
par che l’aggi sí vano—del mondo ove se’ conversato.
—Del mondo ch’agio ’l vestire,—vegente voi, me ne spoglio,
e nul encarco mondano—portar meco piú voglio;
ed omne creato ne toglio—ch’io en core avesse albergato.
—Non ne pari spogliata—como si converría;
del mondo non se’ desperata,—spene ci hai falsa e ria;
spògliate e gettala via,—ché ’l cor non sia reprovato.
—Ed io me voglio spogliare—d’omne speranza ch’avesse,
e vogliomene fugire—da om che me sovenesse;
megli’ è se en fame moresse—che ’l mondo me tenga legato.
—Non ne pari spogliata—che glie ne sia ’n piacemento,
de spirital amistanza—grande n’hai vestimento;
usate ché getta gran vento—e molti sí ci on tralipato.