—Molto m’è duro esto verbo—lassar loro amistanza;
ma veggio che lor usamento—m’arieca alcuna onoranza;
per acquistar la vilanza—siragio da lor occultato.
—Non t’è oporto fugire—lor usamento a stagione,
ma ètte oporto fugire—de non oprir tua stacione;
per uscio entra latrone—e porta el tuo guadagnato.
—Opriteme la porta,—pregove en cortesia,
ch’io possa trovar Iesú Cristo—en cui aggio la spene mia;
respondemi, amor, vita mia,—non m’eser ormai straniato.
—Alma, poi ch’èi venuta—respondote volontire:
la croce è lo mio letto,—lá ’ve te poi meco unire;
sacci si vogl salire—haveráme po’ albergato.
—Cristo amoroso, e io voglio—en croce nudo salire;
e voglioce abracciato—Signor, teco morire;
gaio seram’a patire,—morir teco abracciato.
XLIII
De La misericordia e iustizia
e como fu l’omo reparato: e parlano diversi.
L’omo fo creato virtuoso,
volsela sprezar per sua follía;
lo cademento fo pericoloso,
la luce fo tornata en tenebría;
lo resalire posto è fatigoso;
a chi nol vede parglie gran follía,
a chi lo passa pargli glorioso,
paradiso sente en questa via.
L’omo quando en prima sí peccao,
deguastao l’ordene de l’amore;
ne l’amor proprio tanto s’abracciao,
che ’nantepuse sé al Creatore;
la Iustizia tanto s’endegnao,
che lo spogliao de tutto suo onore;
omne virtute sí l’abandonao,
al demone fo dato el possessore.
La Misericordia, vedente
che l’omo misero era sí caduto,
de lo cademento era dolente,
ché con tutta sua gente era perduto;
gli suoi figliuoli aduna mantenente,
ed ha deliberato de l’aiuto;
mandagli messaggio de sua gente
ca l’omo misero sia subvenuto.
La Misericordia sí ha mandata
de la sua gente fedel messagiera
che vada ad omo en quella contrada
che de lo desperare ferito era;
madonna Penetenza c’è trovata,
de tutta la sua gente fatt’ha schiera;
e descurrendo porta l’ambasciata
che l’omo non perisca en tal mainera.