La Penetenza manda lo corrère
che l’albergo li deia apparecchiare;
la Contrizione è messagiere
e seco porta cose da spensare;
venendo a l’omo, miselse a vedere
e giá non c’era loco da posare;
tre suoi figliuoli sí fece venère
e misegli ne l’omo al cor purgare.

En prima sí ha messo lo Timore
che tutto ’l core sí ha conturbato;
la falsa Securtá reietta fore
che l’omo avea preso ed engannato;
poi mise Conoscenza de pudore
vedendose sí sozo e deformato;
e nella fin glie die’ gran Dolore
che Dio aveva offeso per peccato.

Vedendo l’omo sé cusí sozato,
comenza malamente a suspirare;
la Compunzione gli fo a lato,
gli occhi giá non cessano de plorare;
la Penitenza col suo comitato
entra nel cuore ad abitare;
la Confessione sí ha parlato,
ma en nulla guisa pò Dio satisfare.

Ca l’om per sé avea fatto lo tomo,
per sé deveva far relevamento;
per nulla guisa non trovava el como,
venneglie de sé diffidamento;
l’angel non tenea d’aiutar l’omo
e non potea con tutto el suo convento;
Dio potea ben refar lo domo,
ma non era tenuto per stromento.

La Penetenza manda Orazione
che dica a corte quel che è scontrato,
com’ella sede en gran confusione,
ché del satisfar troppo è l’om privato:
—Misericordia peto e non Ragione
ed io la voglio lei per advocato;
de lacrime gli faccio offerzione
del cor contrito e molto amaricato.—

La Misericordia entra en corte
e la sua ragione sí ha allegato:
—Mesere, io me lamento de mia sorte,
ché la Iustizia sí me n’ha privato;
se l’om peccò e fece cose torte,
lo mio officio non c’è adoperato;
me co l’omo ha ferito a morte
de tutto mio onor sí m’ha spogliato.—

Iustizia s’appresenta ’nante ’l Rege,
a la questione fa responsura:
—Mesere, a l’om fo posto la lege,
volsela sprezare per sua fallura;
la pena gli fo data e non se tege
secondo la offensanza la penura;
cerca lo iudicio e correge
se nulla cosa è fatta fuor mesura.

—Meser, non me lamento del iudicio
ch’ello non sia fatto con ragione;
lamentome ch’io non ci agio officio,
staragioce per zifra a la magione;
so demorata teco ab initio
giamai non sentíe confusione;
del mio dolor veder ne poi lo ’ndicio
quanto so amaricata ed ho cagione.—

Lo Patre onnipotente en caritate
lo suo voler sí ha demostrato,
e lo tesauro de la largitate
a la Misericordia ha donato,
che ella possa far la pietate
a l’omo per cui è stata advocato,
e la Iustizia segga en veritate
con tutto lo suo officio ordenato.

Lo Patre onnipotente, en chi è ’l potere,
al suo Figliolo fa dolce parlamento:
—O Figliol mio, sommo sapere,
en tene iace lo sutigliamento;
de raquistar l’omo è en piacere
a tutto quanto lo nostro convento;
tutta la corte farai resbaldire
se tu vorrai sonar quello stromento.