Lo quarto modo appareme—como benigno pate,
cibandome de donora—de la sua largitate;
da poi che l’alma gusta—la sua amorositate,
sente la redetate—de lo suo paternato.
Lo quinto amore mename—ad esser desponsata,
al suo Figliol dolcissimo—essere copulata;
regina se’ degli angeli,—per grazia menata,
en Cristo trasformata—en mirabel unitato.
XLVI
Como l’anima per fede viene a le cose invisibile
Con gli occhi ch’agio nel capo—la luce del dí mediante
a me representa denante—cosa corporeata.
Con gli occhi ch’agio nel capo—veggio ’l divin sacramento,
lo preite me mostra a l’altare,—pane sí è en vedemento;
la luce ch’è de la fede—altro me fa mostramento
agli occhi mei c’ho dentro—en mente razionata.
Li quattro sensi dicono:—Questo si è vero pane.—
Solo audito resistelo,—ciascun de lor fuor remane,
so’ queste visibil forme—Cristo occultato ce stane,
cusí a l’alma se dáne—en questa misteriata.
Como porría esser questo?—vorríal veder per ragione,
l’alta potenzia divina—somettiriti a ragione;
piacqueglie lo ciel creare—e nulla ne fo questione;
voi que farite entenzone—en questa sua breve operata?
A lo ’nvisibile cieco—vien con baston de credenza,
a lo divin sacramento—vienci con ferma fidenza;
Cristo che lí ce sta occulto—dátte la sua benvolenza,
e qui se fa parentenza—de la sua grazia data.
La corte o’ se fon ste noze—sí è questa chiesa santa,
tu vien’ a lei obedente—ed ella de fé t’amanta;
poi t’apresenta al Signore,—essa per sposa te planta,
loco se fa nova canta—ché l’alma per fé è sponsata.
E qui se forma un amore—de lo envisibile Dio;
l’alma non vede, ma sente—che glie despiace onne rio;
miracol se vede infinito:—lo ’nferno se fa celestío,
prorompe l’amor frenesío—piangendo la vita passata.