LVI. — LA INVIDIA.
La ’nvidia offende colla fitta infamia cioè col detrarre, la qual cosa spaventa la virtù.
Questa Invidia si figura colle fiche verso il cielo, perchè, se potesse, userebbe le sue forze contro a Dio. Fassi colla maschera in volto di bella dimostrazione. Fassi ch’ella è ferita nella vista da palma e olivo, fassi ferito l’orecchio di lauro e mirto, a significare che vittoria e verità l’offendono. Fassile uscire molte folgori a significare il suo mal dire. Fassi magra e secca, perchè è sempre in continuo struggimento, fassile il core roso da un serpente enfiante. Fassile un turcasso, e le freccie lingue, perchè spesso con quella offende. Fassile una pelle di liopardo, perchè quello per invidia ammazza il leone, con inganno. Fassile un vaso in mano pien di fiori, e sia quello pien di scorpioni e rospi e altri veneni. Fassile cavalcare la Morte, perchè la Invidia, non morendo, mai languisce: a signoreggiare; fassile la briglia carica di diverse armi, perchè tutti strumenti della morte.
Subito che nasce la virtù quella partorisce contra sè la Invidia, e prima fia il corpo sanza l’ombra, che la virtù sanza la Invidia.
LVII. — LA FAMA.
La Fama sola si leva al cielo, perchè le cose virtudiose sono amiche a Dio; la Infamia sotto sopra figurare si debbe, perchè tutte sue operazioni son contrarie a Dio, e inverso l’inferi si dirizzano.
Alla Fama si de’ dipignere tutta la persona piena di lingue, in iscambio di penne, e ’n forma d’uccello.
LVIII. — PIACERE E DOLORE.
Questo si è il Piacere insieme col Dispiacere e figuransi binati [nati sul medesimo tronco], perchè mai l’uno è spiccato dall’altro; fannosi colle schiene voltate, perchè son contrarî l’uno all’altro; fannosi fondati sopra un medesimo corpo, perchè hanno un medesimo fondamento: imperocchè il fondamento del Piacere si è la fatica col Dispiacere, il fondamento del Dispiacere si sono i varî e lascivi piaceri. E però qui si figura colla canna nella man destra, ch’è vana e sanza forza, e le punture fatte con quella son venenose. Mettonsi (le canne) in Toscana al sostegno de’ letti, a significare che quivi si fanno i vani sogni, e quivi si consuma gran parte della vita, quivi si gitta di molto utile tempo, cioè quel della mattina, chè la mente è sobria e riposata, e così il corpo atto a ripigliare nove fatiche; ancora lì si pigliano molti vani piaceri e colla mente, imaginando cose impossibili a sè, e col corpo, pigliando que’ piaceri, che spesso son cagione di mancamento di vita; sicchè per questo si tiene la canna per tali fondamenti.