Ho trovato nella composizione del corpo umano, che, come in tutte le composizioni delli animali, esso è di più ottusi e grossi sentimenti: così è composto di strumento manco ingegnoso e di lochi manco capaci a ricevere la virtù de’ sensi.
Ho veduto nella spezie leonina il senso dell’odorato avere parte della sustanzia del celabro, e discendere le narici, capace riccettaculo contro al senso dello odorato, il quale entra infra gran numero di saccoli cartilaginosi, con assai vie, contro all’avvenimento del predetto celabro. Li occhi della spezie leonina hanno gran parte della lor testa per lor riccettacolo, e li nervi ottici immediate congiugnersi col celabro; il che alli omini si vede in contrario, perchè le casse delli occhi sono una piccola parte del capo, e li nervi ottici sono sottili e lunghi e deboli, e, per debole operazione, si vede poco il dì e peggio la notte, e li predetti animali vedono (più) in nella notte che ’l giorno; e ’l segno se ne vede, perchè predano di notte e dormono il giorno, come fanno ancora li uccelli notturni.
LX. — SUA INFERIORITÀ ETICA.[142]
Come tu hai descritto il Re delli animali — ma io meglio direi dicendo Re delle bestie, essendo tu la maggiore, — perchè non li hai uccisi, acciò che possino poi darti li lor figlioli in benefizio della tua gola, colla quale tu hai tentato farti sepoltura di tutti li animali?
E più oltre direi se ’l dire il vero mi fusse integramente lecito. Ma non usciamo delle cose umane, dicendo una somma scellerataggine, la qual non accade nelli animali terrestri: imperocchè in quelli non si trovano animali, che mangino della loro specie, se non per mancamento di celabro [di cervello, di senno], (in poche infra loro e de’ madri, come infra li omini, benchè non sieno in tanto numero), e questo non accade se non nelli animali rapaci, come nella spezie leonina, e pardi, pantere, cervieri, gatti e simili, li quali alcuna volta si mangiano i figlioli....
Ma tu, oltre alli figlioli, ti mangi il padre, madre, fratello e amici e non ti basta questi, che tu vai a caccia per le altrui isole, pigliando li altri omini e questi, mezzo nudi li testiculi, fai ingrassare e te li cacci giù per la gola. Or non produce la natura tanti semplici [vegetali], che tu ti possa saziare? e, se non ti contenti de’ semplici, non puoi tu con le mistion di quelli fare infiniti composti, come scrisse il Platina e li altri autori di gola?
LXI. — CLASSIFICAZIONE DI LEONARDO.
UOMO — la descrizione dell’omo, nella qual si contengono quelli, che son quasi di simile spezie, come babbuino, scimmia e simili, che son molti.
LXII. — L’UOMO COME ANIMALE.
Dello andare dell’omo. L’andare dell’omo è sempre a uso dell’universale andare delli animali di quattro piedi, imperocchè siccome essi movono i loro piedi in croce a uso del trotto del cavallo, così l’omo in croce si move le sue quattro membra, cioè se caccia innanzi il piè destro, per camminare, egli caccia innanzi con quello il braccio sinistro, e sempre così sèguita.