Le scienze, che sono imitabili, sono in tal modo, che con quelle il discepolo si fa eguale all’autore, e similmente fa il suo frutto. Queste sono utili allo imitatore, ma non sono di tanta eccellenza, quanto sono quelle, che non si possono lasciare per eredità, come l’altre sustanze.

Infra le quali la Pittura è la prima. Questa non s’insegna a chi natura no ’l concede, come fan le Matematiche, delle quali tanto ne piglia il discepolo, quanto il maestro gli ne legge; questa non si copia, come si fa le lettere, che tanto vale la copia, quanto l’origine; questa non s’impronta, come si fa la Scultura, della quale tal è l’impressa, qual è l’origine, in quanto alla virtù dell’opera; questa non fa infiniti figliuoli, come fa li libri stampati. Questa sola si resta nobile, questa sola onora il suo autore, o resta preziosa ed unica, e non partorisce mai figlioli eguali a sè. E tal singolarità la fa più eccellente che quelle, che per tutto sono pubblicate.

Or non vediamo noi li grandissimi re dell’Oriente andare velati e coperti, credendo diminuire la fama loro col pubblicare e divulgare le loro presenze? or non si vede le pitture, rappresentatrici delle divine Deità, esser al continuo tenute coperte con copriture di grandissimi prezzi? e quando si scoprano, prima si fa grandi solennità ecclesiastiche di varî canti con diversi suoni; e, nello scoprire, la gran moltitudine de’ popoli, che quivi concorrono, immediate si gettano a terra, quelle adorando e pregando, per cui tale pittura è figurata, dell’acquisto della perduta sanità e della eterna salute, non altrementi, che se tale Idea fusse lì presente in vita?

Questo non accade in nessun’altra scienza od altra umana opera. E se tu dirai, questa non esser virtù del pittore, ma propria virtù della cosa imitata; si risponderà, che in questo caso la mente de li omini po’ saddisfare, standosi nel letto, e non andare ne’ lochi faticosi e pericolosi, ne’ pellegrinaggi, come al continuo far si vede.

Ma, se pure tal pellegrinaggi al continuo sono in essere, chi li move, sanza necessità? Certo tu confesserai essere tale simulacro, il quale far non po’ tutte le scritture, che figurar potessino in effigie ed in virtù tal Idea. Dunque pare, ch’essa Idea ami tal pittura, ed ami chi l’ama e riverisce, e si diletti d’essere adorata più in quella, che in altra figura di lei imitata, e per quella faccia grazia e doni di salute, — secondo il credere di quelli, che in tal loco concorrono.

V. — COME LA PITTURA AVANZA TUTTE L’OPERE UMANE PER SOTTILE SPECULAZIONE APPARTENENTE A QUELLA.

L’occhio, che si dice finestra dell’anima, è la principale via, donde il comune senso può più copiosamente e magnificamente considerare le infinite opere di natura; e l’orecchio è il secondo, il quale si fa nobile per le cose racconte, le quali ha veduto l’occhio.

Se voi, storiografi o poeti o altri matematici, non avessi coll’occhio viste le cose, male le potreste riferire per le scritture; e se tu, poeta, figurerai una storia colla pittura della penna, e ’l pittore col pennello la farà di più facile saddisfazione, e men tediosa a essere compresa. Se tu dimanderai la pittura muta poesia, ancora il pittore potrà dire del poeta orba pittura. Or guarda: — quale è più dannoso morso [danno] o cieco o muto? — Se ’l poeta è libero, come ’l pittore, nelle invenzioni, le sue finzioni non sono di tanta saddisfazione a li omini, quanto le pitture, perchè, se la Poesia s’astende con le parole a figurare forme, atti e siti, il pittore si move, colle proprie similitudine de le forme, a contraffare esse forme. Or guarda: — qual’è più propinquo all’omo, ’l nome d’omo o la similitudine [la figura] d’esso omo? — Il nome dell’omo si varia in varî paesi, e la forma non è mutata se non da morte.

Se voi dicessi: — la Poesia è più eterna —; per questo io dirò essere più eterne l’opere d’un calderaio, che il tempo più le conserva che le vostre o nostre opere, nientedimeno è di poca fantasia, e la Pittura si po’, dipignendo sopra rame con colori di vetro, fare molto più eterna.

Noi per arte possiamo essore detti nipoti a Dio. Se la Poesia s’astende in filosofia morale e questa in filosofia naturale; se quella descrive l’operazione della mente, che considera, questa colla mente opera ne’ movimenti; se quella spaventa i popoli con le infernali finzioni, questa colle medesime cose in atto fa il simile. Pongasi il poeta a figurare una bellezza, una fierezza, una cosa nefanda e brutta, una mostruosa, col pittore; faccia a suo modo, come vuole, tramutazione di forme, che il pittore non saddisfassi più [in modo da superare il pittore]. Non s’è egli viste pitture avere tanta conformità colla cosa vera, ch’ell’ha ingannato omini e animali?