VI. — LA PITTURA CREA LA REALTÀ.
Tal proporzione è dall’immaginazione a l’effetto, qual’è dall’ombra al corpo ombroso, e la medesima proporzione è dalla Poesia alla Pittura. Perchè la Poesia pon le sue cose nell’imaginazione di lettere, e la Pittura le dà realmente fori dell’occhio, dal quale occhio riceve le similitudini non altrementi, che s’elle fussino naturali; e la Poesia le dà sanza essa similitudine, e non passano all’imprensiva per la via della virtù visiva, come la Pittura.
VII. — RAPPRESENTAZIONE E DESCRIZIONE.
La Pittura rappresenta al senso, con più verità e certezza, le opere di natura, che non fanno le parole o le lettere, ma le lettere rappresentano con più verità le parole, che non fa la Pittura. Ma diremo essere più mirabile quella scienza, che rappresenta l’opere di natura, che quella, che rappresenta l’opere dell’operature, cioè l’opere degli uomini, che sono le parole, com’è la Poesia o simili, che passano per la umana lingua.
VIII. — ECCELLENZA DELL’OCCHIO.
L’occhio, dal quale la bellezza dell’universo è specchiata dalli contemplanti, è di tanta eccellenza, che chi consente alla sua perdita, si priva della rappresentazione di tutte l’opere della natura, per la veduta delle quali l’anima sta contenta nelle umane carceri [il corpo], mediante gli occhi, per li quali essa anima si rappresenta tutte le varie cose di natura; ma chi li perde, lascia essa anima in una oscura prigione, dove si perde ogni speranza di riveder il sole, luce di tutt’il mondo. E quanti son quelli, a chi le tenebre notturne sono in somm’odio, ma ancora ch’elle sieno di breve vita! Oh! che farebbono questi, quando tali tenebre fussino compagne della vita loro?
Certo, non è nissuno, che non volesse più tosto perdere l’audito o l’odorato, che l’occhio, la perdita del quale audire consente la perdita di tutte le scienze, ch’hanno termine nelle parole; e sol fa questo per non perdere la bellezza del mondo, la quale consiste nella superfizie de’ corpi, sì accidentali [prodotti dall’arte] come naturali, li quali si riflettono nell’occhio umano.
IX. — IL PITTORE VA DIRETTAMENTE ALLA NATURA.
La Pittura serve a più degno senso, che la Poesia, e fa con più verità le figure delle opere di natura, che il poeta; e sono molto più degne l’opere di natura che le parole, che sono l’opere dell’omo, perchè tal proporzione è dalle opere de li uomini a quello della natura, qual è quella, ch’è da l’omo a Dio. Adunque è più degna cosa l’imitar le cose di natura, che sono le vere similitudini in fatto, che con parole imitare li fatti e parole de li omini.
E se tu, poeta, vuoi descrivere l’opere di natura co’ la tua semplice professione, fingendo diversi siti e forme di varie cose, tu sei superato dal pittore con infinita proporzione di potenza; ma se vuoi vestirti de l’altrui scienze, separate da essa poesia, elle non sono tue, come Astrologia, Rettorica, Teologia, Filosofia, Geometria, Aritmetica e simili. Tu non sei allora più poeta, tu ti trasmuti, e non sei più quello, di che qui si parla. Or non vedi tu, che se tu vuoi andare alla natura, che tu vi vai con mezzi di scienze, fatte d’altrui sopra li effetti di natura? E il pittore per sè, sanza aiuto di scienziali [di cose pertinenti alle varie scienze] o d’altrui mezzi, va immediate all’imitazione d’esse opere di natura.