XII. — LA PITTURA È UNA POESIA MUTA.
Qual poeta con parole ti metterà innanzi, o amante, la vera effigie della tua idea con tanta verità, qual farà il pittore? Qual fia quello, che ti dimostrerà siti de’ fiumi, boschi, valli e campagne, dove si rappresenti li tuoi passati piaceri, con più verità del pittore?
E se tu dici: — la Pittura è una Poesia muta per sè, se non v’è chi dica o parli per lei, quello ch’ella rappresenta —; or non vedi tu, che ’l tuo libro si trova in peggior grado? Perchè ancora ch’egli abbia un uomo, che parli per lui, non si vede niente della cosa, di che si parla, come si vederà di quello, che parla per le pitture; le quali pitture, se saranno ben proporzionati li atti co’ li loro accidenti mentali, saranno intese, come se parlassino.
XIII. — SEGUE DELLA PITTURA E POESIA.
La Pittura è una Poesia, che si vede e non si sente, e la Poesia è una Pittura, che si sente e non si vede. Adunque queste due Poesie, o vuoi dire due Pitture, hanno scambiati li sensi, per li quali esse dovrebbono penetrare all’intelletto. Perchè, se l’una e l’altra è Pittura, de’ passare al senso comune per il senso più nobile, cioè l’occhio; e se l’una e l’altra è Poesia, esse hanno a passare per il senso meno nobile, cioè l’audito.
Adunque daremo la Pittura al giudizio del sordo nato, e la Poesia sarà giudicata dal cieco nato; e, se la Pittura sarà figurata con li movimenti appropriati alli accidenti mentali delle figure, che operano in qualunque caso, sanza dubbio il sordo nato intenderà le operazioni e l’intenzioni degli operatori, ma il cieco nato non intenderà mai cosa che dimostri il poeta, la qual faccia onore a essa Poesia; conciossiachè delle nobili sue parti è il figurare li gesti e li componimenti delle istorie e li siti ornati e dilettevoli, con le trasparenti acque, per le quali si vede li verdeggianti fondi delli suoi corsi, scherzare le onde sopra prati e minute ghiare, coll’erbe, che con lor si mischiano, insieme con li sguizzanti pesci, e simili descrizioni, le quali si potrebbono così dire ad un sasso, corno ad un cieco nato; perchè mai vide nessuna cosa, di che si compone la bellezza del mondo, cioè luce, tenebre, colore, corpo, figura, sito, remozione, propinquità, moto e quiete, le quali son dieci ornamenti della natura.
Ma il sordo, avendo perso il senso meno nobile, ancora ch’egli abbia insieme persa la loquela, perchè mai udì parlare, mai potè imparare alcun linguaggio, ma questo intenderà bene ogni accidente, che sia nelli corpi umani, meglio che un che parli e che abbia audito, e similmente conoscerà le opere de’ pittori e quello, che in esse si rappresenti, e a che tali figure siano appropriate.
XIV. — SEGUE.
La Pittura è una Poesia muta, e la Poesia è una Pittura cieca, e l’una e l’altra va imitando la natura, quanto è possibile alle lor potenze, e per l’una o per l’altra si può dimostrare molti morali costumi, come fece Apelle colla sua Calunnia.
Ma della Pittura, perchè serve all’occhio, senso più nobile, ne risulta una proporzione armonica; cioè che, siccome molte varie voci, insieme aggiunte ad un medesimo tempo, ne risulta una proporzione armonica, la quale contenta tanto il senso dell’udito, che li auditori restano, con stupente ammirazione, quasi semivivi; ma molto più farà le proporzionali bellezze d’un angelico viso, posto in pittura, dalla quale proporzionalità ne risulta un’armonico concento, il quale serve all’occhio in uno medesimo tempo, che si faccia dalla musica all’orecchio. E se tale armonia delle bellezze sarà mostrato all’amante di quella, di che tali bellezze sono imitate, sanza dubbio esso resterà con istupenda ammirazione e gaudio incomparabile e superiore a tutti l’altri sensi.