Quando il poeta cessa del figurare colle parole quel che in natura è un fatto, allora il poeta non si fa equale al pittore, perchè se il poeta, lasciando tal figurazione, e’ descrive le parole ornate e persuasive di colui a chi esso vole far parlare, allora egli si fa oratore, e non è più poeta, nè è pittore; e se lui parla de’ cieli, egli si fa astrologo; e filosofo e teologo parlando delle cose di natura e di Dio; ma, se esso ritorna alla figurazione di qualunque cosa, e’ si farebbe emulo al pittore, se potesse saddisfare all’occhio in parole come fa il pittore.

Ma la deità della scienza della Pittura considera le opere, così umane, come divine, le quali sono terminate dalle loro superfizie, cioè linee de’ termini de’ corpi, con le quali ella comanda allo scultore la perfezione delle sue statue. Questa col suo principio, cioè il disegno, insegna all’architettore a fare, che il suo edifizio si renda grato all’occhio; questa alli componitori di diversi vasi; questa alli orefici, tessitori, recamatori; questa ha trovato li caratteri, con li quali si esprimono li diversi linguaggi; questa ha dato li caratteri alli aritmetici; questa ha insegnata la figurazione alla Geometria; questa insegna alli prospettivi e astrolaghi e alli macchinatori e ingegneri.

XVII. — COME LA SCIENZA DELL’ASTROLOGIA NASCE DALL’OCCHIO, PERCHÈ MEDIANTE QUELLO È GENERATA.

Nessuna parte è nell’Astrologia, che non sia ufficio delle linee visuali e della Prospettiva, figliuola della Pittura — perchè il pittore è quello, che, per necessità della sua arte, ha partorite essa Prospettiva, e non si può fare sanza linee, dentro alle quali linee s’inchiudono tutte le varie figure de’ corpi, generate dalla natura, sanza le quali l’arte del geometra è orba.

E se ’l geometra riduce ogni superfice, circondata da linee, alla figura del quadrato e ogni corpo alla figura del cubo, e l’Aritmetica fa il simile con le sue radici cube e quadrate; queste due scienze non s’astendono, se non alla notizia della quantità continua e discontinua, ma della qualità non si travagliano, la quale è bellezza delle opere di natura e ornamento del mondo.

XVIII. — PARLA IL POETA COL PITTORE.

Dice il poeta, che la sua scienza è invenzione e misura, e questo è il semplice corpo di poesia, invenzione di materia e misura nei versi, che si riveste poi di tutte le scienze. Al quale risponde il pittore, l’avere li medesimi obblighi nella scienza della Pittura, cioè invenzione e misura; invenzione nella materia, che lui debbe fingere, e misura nelle cose dipinte, acciocchè non sieno sproporzionate; ma che ei non si veste di tali tre scienze, anzi che l’altre in gran parte si vestono della Pittura, come l’Astrologia, che nulla fa sanza la Prospettiva, la quale è principal membro d’essa Pittura, — cioè l’Astrologia matematica, non dico della fallace giudiciale (perdonami, chi, per mezzo delli sciocchi, no vive!)

Dice il poeta, che descrive una cosa, che ne rappresenta un’altra piena di belle sentenze [l’allegoria]. Il pittore dice aver in arbitrio di far il medesimo, e in questa parte anco egli è poeta. E se ’l poeta dice di far accendere li omini ad amaro, ch’è cosa principale della spezie di tutti l’animali, il pittore ha potenza di fare il medesimo, tanto più, che lui mette innanzi all’amante la propria effigie della cosa amata, il quale spesso fa con quella, baciandola e parlandole, quello, che non farebbe colle medesime bellezze, portate innanzi dallo scrittore; e tanto più supera gl’ingegni de li omini, che l’induce ad amare e innamorarsi di pittura, che non rappresenta alcuna donna viva.

E se il poeta serve al senso per la via dell’orecchio, il pittore per l’occhio più degno senso. Ma io non voglio da questi tali altro, se non che uno bono pittore figuri il furore d’una battaglia, e che ’l poeta ne scriva un altro, e che sieno messi in pubblico da compagnia [daccanto]; vedrai i veditori dove più si fermeranno, dove più considereranno, dove si darà più laude, e quale saddisferà meglio. Certo la pittura, di gran lunga più utile e bella, più piacerà. Poni iscritto il nome di Dio in uno loco, e ponevi la sua figura a riscontro, vedrai quale fia più reverita. Se la Pittura abbraccia in sè tutte le forme della natura, voi non avete se non è i nomi, i quali non sono universali come le forme. Se voi avete li effetti delle dimostrazioni, noi abbiamo le dimostrazioni delli effetti.

Tolgasi uno poeta, che descriva le bellezze d’una donna al suo innamorato, togli uno pittore che la figuri, vedrai dove la natura volterà più il giudicatore innamorato. Certo il cimento delle cose dovrebbe lasciare dare la sentenza alla sperienza. Voi avete messa la pittura infra l’arti meccaniche; certo, se i pittori fussino atti a laudare collo scrivere l’opere loro, come voi, io dubito non diacerebbe in sì vile cognome. Se voi la chiamate meccanica, perchè è per manuale [per opera delle mani] che le mani figurano quel che trovano nella fantasia, voi pittori disegnate con la penna manualmente quello che nello ingegno vostro si trova. E se voi dicessi essere meccanica, perchè si fa a prezzo; chi cade in questo errore, se errore si po’ chiamare, più di voi? Se voi leggete per li Studî, non andate voi a chi più vi premia? Fate voi alcuna opera, sanza qualche premio? benchè questo non dico per biasimare simili opinioni, perchè ogni fatica aspetta premio, o potrà dire uno poeta: — io farò una finzione, che significa cosa grande. — Questo medesimo farà il pittore, come fece Apello la Calunnia.