— Tu dici, o pittore, che la tua arte è adorata, ma non imputare a te tal virtù, ma alla cosa, di che tal pittura è rappresentatrice. —
Qui il pittore risponde: — o tu, poeta, che ti fai ancora tu imitatore, perchè non rappresenti con le tue parole cose, che le lettere tue, contenitrici d’esse parole, ancora loro sieno adorate? —
Ma la natura ha più favorito il pittore che ’l poeta, e meritamente l’opere del favorito debbono essere più onorate, che di quello che non è in favore.
Adunque, laudiamo quello che con le parole saddisfa all’audito, e quel che con la pittura saddisfa al contento del vedere; ma tanto meno quel delle parole, quanto elle sono accidentali e create da minor autore, che l’opere di natura, di che ’l pittore è imitatore.
La qual natura è terminante dentro alle figure della lor superfizie.
XXII. — CONCLUSIONE INFRA ’L POETA E IL PITTORE.
Poi che noi abbiamo concluso, la Poesia esser in sommo grado di comprensione alli ciechi, e che la Pittura fa il medesimo alli sordi, noi diremo, tanto più valere la Pittura che la Poesia, quanto la Pittura serve a miglior senso e più nobile, che la Poesia; la qual nobiltà è provata esser tripla alla nobiltà di tre altri sensi, perchè è stato eletto di volere piuttosto perdere l’audito e odorato e tatto, che ’l senso del vedere.
Perchè, chi perde il vedere, perde la veduta e bellezza dell’universo, e resta a similitudine di un che sia chiuso in vita in una sepoltura, nella quale abbia moto e vita.
Or non vedi tu, che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo? Egli è capo dell’Astrologia; egli fa la Cosmografia; esso tutte le umane arti consiglia e corregge; move l’omo a diverse parti del mondo; questo è principe delle Matematiche; le sue scienze sono certissime; questo ha misurato l’altezze e grandezze delle stelle; questo ha trovato gli elementi e loro siti; questo ha fatto predire le cose future, mediante il corso delle stelle; questo l’Architettura e Prospettiva, questo la divina Pittura ha generata. O eccellentissimo sopra tutte l’altre cose create da Dio! quali laudi fien quelle, ch’esprimere possino la tua nobiltà? quali popoli, quali lingue saranno quelle, che appieno possino descrivere la tua vera operazione?
Questa è finestra dell’umano corpo, per la quale l’anima specula e fruisce la bellezza del mondo; per questo l’anima si contenta della umana carcere, e, sanza questo, esso umano carcere è suo tormento; e per questo l’industria umana ha trovato il fuoco, mediante il quale l’occhio riacquista quello, che prima li tolsero le tenebre. Questo ha ornato la natura coll’agricoltura e dilettevoli giardini.