Li omini passeran morti per le sue proprie budelle.
VIII. — DELLA CRUDELTÀ DELL’OMO.
Vedrannosi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e, spesso, morte di ciascuna delle parti.
Questi non avran termine nelle lor malignità: per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’essi avranno pasciuto, il nutrimento de’ loro desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e guerre e furie a qualunque cosa animata. E per la loro smisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli porrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ’l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.
O mondo! come è che non t’apri a precipitarlo nell’alte fessure de’ tua gran baratri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e spietato mostro?
IX. — DELLA LETTURA DE’ BUONI LIBRI.
Felici fien quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti: — leggere le bone opere, e osservarle.
X. — DE’ LIBRI CHE INSEGNANO PRECETTI.
I corpi sanz’anima ci daranno, con lor sentenzie, precetti utili al ben morire.