LIV. — LEONE.[83]

Questo animale col suo tonante grido desta i sua figlioli, dopo il terzo giorno nati, aprendo a quelli tutti l’indormentati sensi: e tutte le fiere, che nella selva sono, fuggano.

Puossi assimigliare a’ figlioli della virtù, che, mediante il grido delle laude, si svegliano, e crescano li studi onorevoli, che sempre più gl’innalzan, e tutti i tristi a esso grido fuggano, cessandosi [allontanandosi] dai virtuosi.

Ancora, il leone copre le sue pedate, perchè non s’intenda il suo viaggio per i nimici. Questo sta bene ai capitani a celare i segreti del suo animo, acciò che’ nimici non cognoscano i sua tratti [le sue astuzie; i suoi disegni].

LV. — TARANTA [tarantola].[84]

Il morso della taranta mantiene l’omo nel suo proponimento, cioè in quello che pensava, quando fu morso.

LVI. — DUCO O CIVETTA.[85]

Queste castigano i loro schermidori, privandoli di vita, che così ha ordinato natura, perchè si cibino.

LVII. — LEOFANTE.[86]

Il grande elefante ha, per natura, quel che raro negli omini si truova, cioè probità, prudenza, equità e osservanza in religione. Imperocchè, quando la luna si rinnova, questi vanno ai fiumi e, quivi purgandosi, solennemente si lavano, e così, salutato il pianeta, si ritornano alle selve. E, quando sono ammalati, stando supini, gittano l’erbe verso il cielo, quasi come se sacrificare volessino.