Sotterra li denti, quando per vecchiezza gli caggiano; de’ sua denti, l’uno adopra a cavare le radici per cibarsi, all’altro conserva la punta per combattere. Quando sono superati da’ cacciatori e che la stanchezza gli vince, percotesi li denti l’elefante e, quelli trattosi, con essi si ricomprano.
Sono clementi e conoscano i pericoli: e, se esso trova l’omo solo e smarrito, piacevolmente lo rimette sulla perduta strada; se truova le pedate dell’omo, prima che veda l’omo, esso teme tradimento, onde si ferma e soffia, mostrandola all’altri elefanti, e fanno schiera, e vanno assentitamente [cautamente].
Questi vanno sempre a schiere, e ’l più vecchio va innanzi, e ’l secondo d’età resta l’ultimo, e così chiudono la schiera. Temano vergogna: non usano il loro coito, se non di notte di nascosto, e non tornano, dopo il coito, alli armenti, se prima non si lavano nel fiume; non combattono ma’ femmine, come gli altri animali. È di tanto clemente, che mal volentieri, per natura, non noce ai men possenti di sè, e, scontrandosi nella mandria e greggi delle pecore, colla sua mano le pone da parte per non le pestare co’ piedi, nè mai noce, se non sono provocati. Quando son caduti nella fossa, gli altri con rami, terra e sassi riempiano la fossa, in modo alzano il fondo, ch’esso facilmente riman libero. Temano forte lo stridere de’ porci, e fuggan indirieto, e non fa manco danno poi co’ piedi a’ sua che a’ nimici. Dilettansi de’ fiumi, e sempre vanno vagabondi intorno a quegli, e per lo gran peso non possan notare; divorano le pietre, i tronchi degli alberi son loro gratissimo cibo, hanno in odio i ratti; le mosche si dilettano del suo odore e, posandosele adosso, quello arrappa [Qui: aggrinza, increspa] la pelle e, fra le pieghe strette, l’uccide.
Quando passano i fiumi, mandano i figlioli diverso il calar dell’acqua, e, stando loro inverso l’erta, rompono l’unito corso dell’acqua, a ciò che ’l corso non li menasse via.
Il drago se li getta sotto il corpo, colla coda l’annoda le gambe, e coll’ali e colle branche li cigne le coste, e co’ denti lo scanna, e ’l liofante li cade adosso, e il drago schioppa e così, colla sua morte, del nemico si vendica.
LVIII. — IL DRAGONE.[87]
Questi s’accompagnan insieme, e si tessano a uso di ratiti [Plinio: cratium modo, a uso di graticci], e, colla testa levata, passano i paduli, e notano, dove trovan migliore pastura, e, se così non si unissin, annegherebbono. Così fa unione.
LIX. — SERPENTE.[88]
Il serpente, grandissimo animale, quando vede alcuno uccello per l’aria, tira a sè sì forte il fiato, che si tira gli uccelli in bocca. Marco Regulo, consulo dello esercito romano, fu col suo esercito da un simile animale assalito e quasi rotto. Il quale animale, essendo morto per una macchina murale, fu misurato 125 piedi, cioè 64 braccia e ½: avanzava colla testa tutte le piante d’una selva.