Questa è gran biscia, la quale con sè medesima s’aggrappa alle gambe della vacca, in modo non si mova, poi la tetta, in modo che quasi la dissecca. Di questa spezie, a tempo di Claudio imperadore, sul monte Vaticano ne fu morta una, che aveva un putto intero in corpo, il quale avea tranghiottito.
LXI. — MACLI [Plinio: sorta di gran cervo (cervus alces)] PEL SONNO È GIUNTA.[90]
Questa bestia nasce in Iscandinavia isola, ha forma di gran cavallo, se non che la gran lunghezza dello collo e delli orecchi lo variano; pasce l’erba allo ’ndirieto, perchè ha sì lungo il labbro di sopra che, pascendo innanzi, coprirebbe l’erba. Ha le gambe d’un pezzo, per questo, quando vol dormire, s’appoggia a uno albero, e i cacciatori, intendendo il loco usato a dormire, segan quasi tutta la pianta, e, quando questo poi vi s’appoggia nel dormire, per lo sonno cade; i cacciatori così lo pigliano, e ogni altro modo di pigliarlo è vano, perchè è d’incredibile velocità nel correre.
LXII. — BONASO [bisonte] NOCE COLLA FUGA.[91]
Questo nasce in Peonia, ha còllo con crini simile al cavallo, in tutte l’altre parte è simile al toro, salvo che le sue corna sono in modo piegate indentro che non po’ cozzare, e per questo non ha altro scampo che la fuga, nella quale gitta sterco per ispazio di 400 braccia del suo corso — il quale, dove tocca, abbrucia come foco.
LXIII. — PALPISTRELLO.[92]
Questo dov’è più luce, più si fa orbo, e, come più guarda il sole, più s’accieca. Pel vizio, che non po’ stare dov’è la virtù.
LXIV. — PERNICE.[93]
Questa si trasmuta di femmina in maschio, e dimentica il primo sesso, e fura [ruba, rapisce] per invidia l’ova all’altre, ma i nati seguitano la vera madre.