VII. — SUL MEDESIMO SOGGETTO.
Dice qui l’avversario, che non vuole tanta scienza, che gli basta la pratica del ritrarre le cose naturali. Al quale si risponde, che di nessuna cosa è, che più c’inganni, che fidarsi del nostro giudicio, sanz’altra ragione, come prova sempre la sperienza, nemica degli Alchimisti, Negromanti e altri semplici ingegni.
VIII. — SUL FATTO ANATOMICO DELLO SVILUPPO GRANDE DEL CRANIO NEL FANCIULLO.
La natura ci compone prima la grandezza della casa dello intelletto [il cranio, la testa], che quella delli spiriti vitali [il petto].
IX. — DIVERSITÀ DELLA TEORICA DALLA PRATICA.
Dove la scienza de’ pesi è ingannata dalla pratica.
La scienza de’ pesi è ingannata dalla sua pratica, e, in molte parte, essa [Sott.: pratica] non s’accorda con essa scienza, nè è possibile accordarla; e questo nasce dalli poli delle bilancie, mediante li quali di tali pesi si fa scienza, li quali poli, appresso li antichi filosofi, furo li poli posti di natura di linia matematica, e in alcun loco in punti matematici, li quali punti e linie sono incorporei: e la pratica li pone corporei, perchè così comanda necessità, volendo sostenere il peso d’esse bilancie, insieme colli pesi [Sott.: che] sopra di lor si giudicano.
Ho trovato essi antichi essersi ingannati in esso giudizio de’ pesi, e questo inganno è nato perchè in gran parte della loro scienza hanno usati poli corporei, e in gran parte poli matematici, cioè mentali, overo incorporei.[122]
X. — STERILITÀ DELLE SCIENZE SENZA APPLICAZIONE PRATICA.
Tutte le scienze, che finiscono in parole, hanno sì presto morte, come vita, eccetto la sua parte manuale, cioè lo scrivere, ch’è parte meccanica.