XVI. — PIACERE, CHE NASCE DALLA CONTEMPLAZIONE DELLA NATURA.
Alli ambiziosi, che non si contentano del benefizio della vita, nè della bellezza del mondo, è dato per penitenza che lor medesimi strazino essa vita, e che non posseggano la utilità e bellezza del mondo.
XVII. — LEONARDO CONTRO GLI SPREZZATOSI DELLE SUE OPERE.[123]
So che molti diranno questa essere opra inutile, e questi fieno quelli, de’ quali Deometro [Demetrio] disse, non faceva conto più del vento, il quale nella lor bocca causava le parole, che del vento, ch’usciva dalla parte di sotto; uomini quali hanno solamente desiderio di corporal ricchezze, diletto, e interamente privati di quello della sapienza, cibo e veramente sicura ricchezza dell’anima: perchè quant’è più degna l’anima che ’l corpo, tanto più degne fien le ricchezze dell’anima, che del corpo.
E spesso, quando vedo alcun di questi pigliare essa opera in mano, dubito non sì, come la scimmia, se ’l mettino al naso, e che mi domandi s’è cosa mangiativa.
XVIII. — CONTRO GLI SPREZZATORI DELLA SCIENZA.
Demetrio solea dire, non essere differenza dalle parole e voce dell’imperiti ignoranti, che sia da soni o strepiti causati dal ventre, ripieno di superfluo vento. E questo non sanza ragion dicea, imperocchè lui non reputava esser differenza da qual parte costoro mandassino fuora la voce, o da la parte inferiore o da la bocca, che l’una e l’altra eran di pari valimento e sustanzia.
XIX. — RIFLESSIONE SULLA STRUTTURA DEL CORPO UMANO.
Non mi pare, che li omini grossi e di tristi costumi e di poco discorso meritino sì bello strumento, nè tanta varietà di macchinamenti, quanto li omini speculativi e di gran discorsi, ma solo un sacco dove si riceva il cibo e donde esso esca; che, invero, altro che un transito di cibo non son da essere giudicati, perchè niente mi pare che essi partecipino di spece umana, altro che la voce e la figura; e tutto il resto è assai manco che bestia.