XXLX. — PER GIUDICARE L’OPERA PROPRIA BISOGNA RIGUARDARLA DOPO LUNGO INTERVALLO.

Sì come il corpo, con gran tardità fatta nella lunghezza del suo moto contrario, torna con più via, dà poi maggior colpo, — e quello, che è di continui e brievi moti, son di piccola valetudine; così lo studio su una medesima materia, fatto con lunghi intervalli di tempo, il giudizio s’è fatto più perfetto, e meglio giudica il suo errore. E ’l simile fa l’occhio del pittore col discostarsi dalla sua pittura.

XXX. — ANTIQUITAS SÆCULI IUVENTUS MUNDI.

La verità sola fu figliola del tempo.

XXXI. — GLORIFICAZIONE DELLA VERITÀ.

Ed è di tanto vilipendio la bugia, che s’ella dicessi ben gran cose di Dio, ella to’ [toglie] di grazia a sua deità; ed è di tanta eccellenza la verità, che s’ella laudassi cose minime, elle si fanno nobili.

Sanza dubbio, tal proporzione è dalla verità alla bugia, qual’è da la luce alle tenebre; ed è essa verità in sè di tanta eccellenzia, che ancora ch’ella s’astenda sopra umili e basse materie, sanza comparazione ell’eccede le incertezze e bugie estese sopra li magni e altissimi discorsi; perchè la mente nostra, ancora ch’ell’abbia la bugia pe ’l quinto elemento, non resta però che la verità delle cose non sia di sommo notrimento delli intelletti fini, ma non de’ vagabondi ingegni. Ma tu che vivi di sogni, ti piace più le ragion sofistiche e barerie de’ palari [frodi de’ giocatori di palla, sotterfugi] nelle cose grandi e incerte, che delle certe naturali e non di tanta altura!

XXXII. — CONSEGUENZA DELLE OPPOSIZIONI ALLA VERITÀ.

L’impedimenti della verità si convertono in penitenza.

XXXIII. — DEFINIZIONE DELLA SCIENZA.