Scienza è detto quel discorso mentale, il quale ha origine da’ suoi ultimi principii, (oltre) de’ quali in natura null’altra cosa si può trovare, che sia parte d’essa scienza: come nella quantità continua, cioè la scienza di Geometria, la quale, cominciando dalla superfizie de’ corpi, si trova avere origine nella linea, termine di essa superfizie; e in questo non restiamo soddisfatti, perchè noi conosciamo la linea aver termine nel punto, e il punto esser quello, del quale null’altra cosa può essere minore.
Dunque il punto è il primo principio di Geometria, e niuna altra cosa può essere nè in natura, nè in mente umana, che possa dar principio al punto. Perchè se tu dirai, nel contatto fatto sopra una superfizie da un’ultima acuità della punta de lo stile, quello essere creazione del punto; questo non è vero, ma diremo, questo tale contatto essere una superfizie, che circonda il suo mezzo, e in esso mezzo è la residenza del punto. E tal punto non è della muteria di essa superfizie, nè lui, nè tutti li punti dell’universo, [Sott.: che] sono in potenza, ancorchè sieno uniti — dato che si potessero unire — comporrebbono parte alcuna d’una superfizie. E dato, che tu ti immaginassi, un tutto essere composto da mille punti, qui dividendo alcuna parte da essa quantità de’ mille, si può dire molto bene, che tal parte sia equale al suo tutto; e questo si prova col zero, ovver nulla, cioè la decima figura de la Aritmetica, per la quale si figura un 0 per esso nullo, il quale, posto dopo la unità, il farà dire dieci, e, se porrai due dopo tale unità, dira’ cento, e così infinitamente crescerà sempre dieci volte il numero, dove esso s’aggiunga; e lui in sè non vale altro, che nulla, e tutti li nulli dell’universo sono eguali a un sol nulla, in quanto alla loro sustanzia e valetudine.
XXXIV. — VALORE DELLE REGOLE DATE DA LEONARDO AL PITTORE.
Queste regole sono da usare solamente per ripruova delle figure: imperocchè ogni omo, nella prima composizione, fa qualche errore, e chi non li conosce non li racconcia; onde tu, per conoscere li errori, riproverai l’opera tua, e, dove trovi detti errori, racconciali, e tieni a mente di mai più ricaderci. Ma, se tu volessi adoperare le regole nel comporre, non verresti mai a capo, e faresti confusione nelle tue opere.
Queste regole fanno, che tu possiedi uno libero e bono giudizio; imperochè ’l bono giudizio nasce dal bene intendere, e il bene intendere diriva da ragione tratta da bone regole, e le bone regole sono figliole della bona sperienza, comune madre di tutte le scienze e arti.
Onde, avendo tu bene a monte i precetti delle mie regole, potrai, solamente col racconcio giudizio, giudicare e conoscere ogni sproporzionata opera, così in prospettiva, come in figure o altre cose.
XXXV. — LEGGE, CHE GOVERNA LO SVOLGIMENTO STORICO DELLA PITTURA E DELLE SCIENZE.
Come la pittura va d’età in età declinando e perdendosi, quando i pittori non hanno per autore, che la fatta pittura.
Il pittore avrà la sua pittura di poca eccellenza, se quello piglia per autore l’altrui pitture, ma s’egli imparerà dalle cose naturali, farà bono frutto: come vedemo in ne’ pittori dopo i Romani, i quali sempre imitarono l’uno dall’altro, e di età in età sempre mandaro detta arte in declinazione. Dopo questi venne Giotti, fiorentino, il quale, nato in monti soletari, abitati solo da capre e simil bestie, questo, sendo volto dalla natura a simile arte, cominciò a disegnare su per li sassi li atti delle capre, de le quali lui era guardatore; e così cominciò a fare tutti li animali, che nel paese trovava: in tal modo, che questo, dopo molto studio, avanzò non che i maestri della sua età, ma tutti quelli di molti secoli passati. Dopo questo l’arte ricade, perchè tutti imitavano le fatte pitture, e così di secolo in secolo andò declinando, insino a tanto che Tomaso fiorentino, scognominato Masaccio, mostrò con opra perfetta, come quegli, che pigliavano per autore altro che la natura, maestra de’ maestri, s’affaticavano invano.
Così voglio dire di queste cose matematiche, che quegli, che solamente studiano li autori e non l’opre di natura, son per arte nipoti, non figlioli d’essa natura, maestra de’ boni autori. — Odi somma stoltizia di quelli, i quali biasimano coloro che ’mparano da la natura, lasciando stare li autori, discepoli d’essa natura!