Esempio della saetta fra’ nuvoli. — O potente e già animato strumento dell’artifiziosa natura, a te non valendo le tue gran forze, ti conviene abbandonare la tranquilla vita, e obbedire alla legge, che Iddio e ’l Tempo diede alla genitrice natura!
Oh! quante volte furono vedute le impaurite schiere de’ delfini e de’ gran tonni fuggire dall’empia tua furia; e tu, che, col veloce tremor dell’ali e colla forcelluta coda, fulminando, generavi nel mare subita tempesta, con gran busse [urti] e sommersione di navili, con grande ondamento, empiendo gli scoperti liti degli impauriti e sbigottiti pesci!
X. — PASSIVITÀ E ATTIVITÀ.
Molte volte una medesima cosa è tirata da due violenze: necessità e potenza. L’acqua piove, e la terra l’assorbisce per necessità d’omore; il sole la svelle [fa evaporare] non per necessità, ma per potenza.
XI. — PROVVIDENZA DELLA NATURA NELLA CONFORMAZIONE DEL CORPO UMANO.
Perche l’occhio è finestra dell’anima, ella è sempre con timore di perderlo, in modo tale ch’essendoli mossa una cosa dinanzi, che dia subito spavento all’omo, quello colle mani non soccorre il core, fonte della vita, nè ’l capo, ricettaculo del signore de’ sensi, nè audito, nè odorato o gusto, anzi subito lo spaventato senso: non bastando chiudere li occhi con sua coperchi [le palpebre] serrati con somma forza, che subito lo rivolge in contraria parte; non sicurando ancora, vi pone la mano, e l’altra distende, facendo antiguardia contro al sospetto suo.
Ancora, la natura ha ordinato, che l’occhio de l’omo per sè medesimo col coperchio (si chiuda), acciò che, non sendo da esso dormiente guardato, d’alcuna cosa non sia offeso.
XII. — PROVVIDENZIALITÀ DELLA DILATAZIONE E RESTRINGIMENTO DELLA PUPILLA.
La pupilla dell’occhio si muta in tante varie grandezze, quante son le varietà delle chiarezze e oscurità delli obbietti, che dinanzi se le rappresentano.
In questo caso la natura ha riparato alla virtù visiva, quando ella è offesa dalla superchia luce, di ristrignere la pupilla dell’occhio, e, quando è offesa dalle diverse oscurità, d’allargare essa luce, a similitudine della bocca della borsa. E fa qui la natura, come quel che ha troppo lume alla sua abitazione, che serra una mezza finestra, e più o men, secondo la necessità; e quando viene la notte, esso apre tutta essa finestra, per vedere meglio dentro a detta abitazione. E usa qui la natura una continua equazione, col continuo temperare e ragguagliare, col crescere la pupilla e diminuirla, a proporzione delle predette oscurità o chiarezze, che dinanzi al continuo se le rappresentano.