LXXXV. — SULLA STRATIFICAZIONE GEOLOGICA E CONTRO IL DILUVIO.
Per le due linee de’ nicchi bisogna dire che la terra per sdegno s’attuffasse sotto il mare a fare il primo suolo, poi il Diluvio fece il secondo!
LXXXVI. — DUBITAZIONE.
Movesi qui un dubbio, e questo è se ’l diluvio venuto al tempo di Noè fu universale o no, e qui parrà di no per le ragioni, che si assegneranno. Noi nella Bibbia abbiam che il predetto diluvio fu composto di 40 dì e 40 nocte di continua e universa pioggia, e che tal pioggia alzò di sei gomiti sopra al più alto monte dell’universo; e se così fu, che la pioggia fussi universale, ella vestì di sè la nostra terra di figura sperica, e la superfizie sperica ha ogni sua parte egualmente distante al centro della sua spera; onde la spera dell’acqua trovandosi nel modo della detta condizione, elli è impossivile che l’acqua sopra di lei si mova, perche l’acqua in sè non si move, s’ella non discende; adunque l’acqua di tanto diluvio come si partì, se qui è provato non aver moto? E s’ella si partì, come si mosse, se ella non andava allo in su? E qui mancano le ragioni naturali, onde bisogna per soccorso di tal dubitazione, chiamare il miracolo per aiuto, o dire che tale acqua fu vaporata dal calor del sole.
LXXXVII. — QUALE SARÀ IL TERMINE DELLA VITA NEL MONDO.[139]
Riman lo elemento dell’acqua rinchiuso infra li cresciuti argini de’ fiumi, e si vede il mare infra la cresciuta terra; e la circundatrice aria, avendo a fasciare e circonscrivere la mollificata macchina della terra [il corpo sferico della Terra, rammollito per le assorbite acque], la sua grossezza, che stava fra l’acqua e lo elemento del foco, rimarrà molto ristretta e privata della bisognosa acqua. I fiumi rimarranno senza le loro acque, la fertile terra non manderà più leggere fronde, non fieno più i campi adornati dalle ricascanti piante; tutti li animali non trovando da pascere le fresche erbe, morranno; e mancherà il cibo ai rapaci lioni e lupi e altri animali, che vivono di ratto; e agli omini, dopo molti ripari, converrà abbandonare la loro vita, e mancherà la generazione umana.
A questo modo la fertile e fruttuosa terra, abbandonata, rimarrà arida e sterile; e, pel rinchiuso omore dell’acqua (rinchiusa nel suo ventre) e per la vivace natura, osserverà alquanto dello suo accrescimento [continuerà a produrre vita e forme], tanto che, passata la fredda e sottile aria, sia costretta a terminare collo elemento del foco: allora la sua superfice rimarrà in riarsa cenere, e questo fia il termine della terrestre natura.
LXXXVIII. — LA TERRA IMMERSA NELL’ACQUA PER LA LENTA CONSUMAZIONE DE’ MONTI.
Perpetui son li bassi lochi del fondo del mare, e il contrario son le cime de’ monti, sèguita che la terra si farà sperica e tutta coperta dall’acque, e sarà inabitabile.