E io, che son giaciuto a questa doglia
cinquecent anni e più, pur mo sentii
libera volontà di miglior soglia:
però sentisti il tremoto e li pii
spiriti per lo monte render lode
a quel Segnor, che tosto sù li nvii».
Così ne disse; e però chel si gode
tanto del ber quant è grande la sete,
non saprei dir quant el mi fece prode.
E l savio duca: «Omai veggio la rete
che qui vi mpiglia e come si scalappia,
perché ci trema e di che congaudete.
Ora chi fosti, piacciati chio sappia,
e perché tanti secoli giaciuto
qui se, ne le parole tue mi cappia».
«Nel tempo che l buon Tito, con laiuto
del sommo rege, vendicò le fóra
ond uscì l sangue per Giuda venduto,
col nome che più dura e più onora
era io di là», rispuose quello spirto,
«famoso assai, ma non con fede ancora.
Tanto fu dolce mio vocale spirto,
che, tolosano, a sé mi trasse Roma,
dove mertai le tempie ornar di mirto.
Stazio la gente ancor di là mi noma:
cantai di Tebe, e poi del grande Achille;
ma caddi in via con la seconda soma.
Al mio ardor fuor seme le faville,
che mi scaldar, de la divina fiamma
onde sono allumati più di mille;