de lEneïda dico, la qual mamma
fummi, e fummi nutrice, poetando:
sanz essa non fermai peso di dramma.
E per esser vivuto di là quando
visse Virgilio, assentirei un sole
più che non deggio al mio uscir di bando».
Volser Virgilio a me queste parole
con viso che, tacendo, disse Taci;
ma non può tutto la virtù che vuole;
ché riso e pianto son tanto seguaci
a la passion di che ciascun si spicca,
che men seguon voler ne più veraci.
Io pur sorrisi come luom chammicca;
per che lombra si tacque, e riguardommi
ne li occhi ove l sembiante più si ficca;
e «Se tanto labore in bene assommi»,
disse, «perché la tua faccia testeso
un lampeggiar di riso dimostrommi?».
Or son io duna parte e daltra preso:
luna mi fa tacer, laltra scongiura
chio dica; ond io sospiro, e sono inteso
dal mio maestro, e «Non aver paura»,
mi dice, «di parlar; ma parla e digli
quel che dimanda con cotanta cura».
Ond io: «Forse che tu ti maravigli,
antico spirto, del rider chio fei;
ma più dammirazion vo che ti pigli.
Questi che guida in alto li occhi miei,
è quel Virgilio dal qual tu togliesti
forte a cantar de li uomini e di dèi.