Per te poeta fui, per te cristiano:
ma perché veggi mei ciò chio disegno,
a colorare stenderò la mano.
Già era l mondo tutto quanto pregno
de la vera credenza, seminata
per li messaggi de letterno regno;
e la parola tua sopra toccata
si consonava a nuovi predicanti;
ond io a visitarli presi usata.
Vennermi poi parendo tanto santi,
che, quando Domizian li perseguette,
sanza mio lagrimar non fur lor pianti;
e mentre che di là per me si stette,
io li sovvenni, e i lor dritti costumi
fer dispregiare a me tutte altre sette.
E pria chio conducessi i Greci a fiumi
di Tebe poetando, ebb io battesmo;
ma per paura chiuso cristian fumi,
lungamente mostrando paganesmo;
e questa tepidezza il quarto cerchio
cerchiar mi fé più che l quarto centesmo.
Tu dunque, che levato hai il coperchio
che mascondeva quanto bene io dico,
mentre che del salire avem soverchio,
dimmi dov è Terrenzio nostro antico,
Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai:
dimmi se son dannati, e in qual vico».
«Costoro e Persio e io e altri assai»,
rispuose il duca mio, «siam con quel Greco
che le Muse lattar più chaltri mai,