Lo terzo, che di sopra sammassiccia,
porfido mi parea, sì fiammeggiante
come sangue che fuor di vena spiccia.
Sovra questo tenëa ambo le piante
langel di Dio sedendo in su la soglia
che mi sembiava pietra di diamante.
Per li tre gradi sù di buona voglia
mi trasse il duca mio, dicendo: «Chiedi
umilemente che l serrame scioglia».
Divoto mi gittai a santi piedi;
misericordia chiesi e chel maprisse,
ma tre volte nel petto pria mi diedi.
Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e «Fa che lavi,
quando se dentro, queste piaghe» disse.
Cenere, o terra che secca si cavi,
dun color fora col suo vestimento;
e di sotto da quel trasse due chiavi.
Luna era doro e laltra era dargento;
pria con la bianca e poscia con la gialla
fece a la porta sì, chi fu contento.
«Quandunque luna deste chiavi falla,
che non si volga dritta per la toppa»,
diss elli a noi, «non sapre questa calla.
Più cara è luna; ma laltra vuol troppa
darte e dingegno avanti che diserri,
perch ella è quella che l nodo digroppa.
Da Pier le tegno; e dissemi chi erri
anzi ad aprir cha tenerla serrata,
pur che la gente a piedi mi satterri».