«Io fui sanese», rispuose, «e con questi
altri rimendo qui la vita ria,
lagrimando a colui che sé ne presti.
Savia non fui, avvegna che Sapìa
fossi chiamata, e fui de li altrui danni
più lieta assai che di ventura mia.
E perché tu non creda chio tinganni,
odi si fui, com io ti dico, folle,
già discendendo larco di miei anni.
Eran li cittadin miei presso a Colle
in campo giunti co loro avversari,
e io pregava Iddio di quel che volle.
Rotti fuor quivi e vòlti ne li amari
passi di fuga; e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto chio volsi in sù lardita faccia,
gridando a Dio: Omai più non ti temo!,
come fé l merlo per poca bonaccia.
Pace volli con Dio in su lo stremo
de la mia vita; e ancor non sarebbe
lo mio dover per penitenza scemo,
se ciò non fosse, cha memoria mebbe
Pier Pettinaio in sue sante orazioni,
a cui di me per caritate increbbe.
Ma tu chi se, che nostre condizioni
vai dimandando, e porti li occhi sciolti,
sì com io credo, e spirando ragioni?».
«Li occhi», diss io, «mi fieno ancor qui tolti,
ma picciol tempo, ché poca è loffesa
fatta per esser con invidia vòlti.