Mosse le penne poi e ventilonne,
Qui lugent affermando esser beati,
chavran di consolar lanime donne.
«Che hai che pur inver la terra guati?»,
la guida mia incominciò a dirmi,
poco amendue da langel sormontati.
E io: «Con tanta sospeccion fa irmi
novella visïon cha sé mi piega,
sì chio non posso dal pensar partirmi».
«Vedesti», disse, «quellantica strega
che sola sovr a noi omai si piagne;
vedesti come luom da lei si slega.
Bastiti, e batti a terra le calcagne;
li occhi rivolgi al logoro che gira
lo rege etterno con le rote magne».
Quale l falcon, che prima a pié si mira,
indi si volge al grido e si protende
per lo disio del pasto che là il tira,
tal mi fec io; e tal, quanto si fende
la roccia per dar via a chi va suso,
nandai infin dove l cerchiar si prende.
Com io nel quinto giro fui dischiuso,
vidi gente per esso che piangea,
giacendo a terra tutta volta in giuso.
Adhaesit pavimento anima mea
sentia dir lor con sì alti sospiri,
che la parola a pena sintendea.
«O eletti di Dio, li cui soffriri
e giustizia e speranza fa men duri,
drizzate noi verso li alti saliri».