Distrutta hai l’amorosa leggiadria.

Più non vo’ discovrir qual donna sia,

Che per le proprietà sue conosciute:

Chi non merta salute,

Non speri mai d’aver sua compagnia.

Questo Sonetto si divide in quattro parti: nella prima, chiamo la Morte per certi suoi nomi propri; nella seconda parlando a lei, dico la ragione perch’io mi movo a biasimarla; nella terza, la vitupero; nella quarta, mi volgo a parlare a indiffinita persona, avvegna che quanto al mio intendimento sia diffinita. La seconda parte comincia quivi: Poi c’hai data; la terza quivi: E se di grazia; la quarta quivi: Chi non merta.


Appresso la morte di questa donna alquanti dì, avvenne cosa, per la quale mi convenne partire della sopradetta cittade, ed ire verso quelle parti, dov’era la gentil donna ch’era stata mia difesa, avvegna che non tanto lontano fosse lo termine del mio andare, quanto ella era. E tutto che io fossi alla compagnia di molti, quanto alla vista, l’andare mi dispiacea sì, che quasi li sospiri non poteano disfogare l’angoscia, che il cuore sentia, però ch’io mi dilungava dalla mia beatitudine. E però lo dolcissimo signore, il quale mi signoreggiava per virtù della gentilissima donna, nella mia imaginazione apparve come peregrino leggiermente vestito, e di vili drappi. Egli mi parea sbigottito, e guardava la terra, salvo che talvolta mi parea, che li suoi occhi si volgessero ad uno fiume bello e corrente e chiarissimo, il quale sen gìa lungo questo cammino là ove io era. A me parve che Amore mi chiamasse, e dicessemi queste parole: «Io vegno da quella donna, la quale è stata lunga tua difesa, e so che il suo rivenire non sarà; e però quel cuore ch’io ti facea avere da lei, io l’ho meco, e portolo a donna, la quale sarà tua difensione come questa era»; e nomollami sì, ch’io la conobbi bene. «Ma tuttavia di queste parole, ch’io t’ho ragionate, se alcuna ne dicessi, dille per modo che per loro non si discernesse lo simulato amore che hai mostrato a questa, e che ti converrà mostrare ad altrui». E dette queste parole, disparve tutta questa mia imaginazione subitamente, per la grandissima parte, che mi parve ch’Amore mi desse di sè; e, quasi cambiato nella vista mia, cavalcai quel giorno pensoso molto, e accompagnato da molti sospiri. Appresso lo giorno, cominciai questo Sonetto:

Cavalcando l’altr’ieri per un cammino,

Pensoso dell’andar, che mi sgradia,