Madonna la Pietà, che mi difenda.

Questo Sonetto in quattro parti si può dividere: nella prima, dico e propongo che tutti li miei pensieri sono d’Amore; nella seconda, dico che sono diversi, e narro la loro diversitade; nella terza, dico in che tutti pare che s’accordino; nella quarta, dico che, volendo dire d’Amore, non so da qual parte pigli matera; e se la voglio pigliare da tutti, conviene che io chiami la mia nemica, madonna la Pietà. Dico madonna, quasi per isdegnoso modo di parlare. La seconda parte comincia quivi: Ed hanno in lor; la terza quivi: E sol s’accordan; la quarta: Ond’io non so.


Appresso la battaglia delli diversi pensieri, avvenne che questa gentilissima venne in parte, ove molte donne gentili erano adunate; alla qual parte io fui condotto per amica persona, credendosi fare a me gran piacere in quanto mi menava là dove tante donne mostravano le loro bellezze. Ond’io, quasi non sapendo a che io fossi menato, e fidandomi nella persona, la quale un suo amico all’estremità della vita condotto avea, dissi a lui: «Perchè semo noi venuti a queste donne?» Allora quegli mi disse: «Per fare sì ch’elle sieno degnamente servite». E lo vero è, che adunate quivi erano alla compagnia d’una gentil donna, che disposata era lo giorno; e però, secondo la usanza della sopradetta cittade, conveniva che le facessero compagnia nel primo sedere alla mensa nella magione del suo novello sposo. Sì che io, credendomi far il piacere di questo amico, proposi di stare al servigio delle donne nella sua compagnia. E nel fine del mio proponimento mi parve sentire un mirabile tremore incominciare nel mio petto dalla sinistra parte, e distendersi di subito per tutte le parti del mio corpo. Allora dico che io poggiai la mia persona simulatamente ad una pintura, la quale circondava questa magione; e temendo non altri si fosse accorto del mio tremare, levai gli occhi, e mirando le donne, vidi tra loro la gentilissima Beatrice. Allora furono sì distrutti li miei Spiriti per la forza che Amore prese veggendosi in tanta propinquitade alla gentilissima donna, che non mi rimase in vita più che gli Spiriti del viso; ed ancor questi rimasero fuori de’ loro strumenti, però che Amore volea stare nel loro nobilissimo luogo per vedere la mirabile donna. E avvegna ch’io fossi altro che prima, molto mi dolea di questi Spiritelli, che si lamentavano forte, e diceano: «Se questi non ci sfolgorasse così fuori del nostro luogo, noi potremmo stare a vedere la maraviglia di questa donna, così come stanno gli altri nostri pari». Io dico che molte di queste donne, accorgendosi della mia trasfigurazione, si cominciarono a maravigliare; e ragionando si gabbavano di me con questa gentilissima: onde, lo ingannato amico mi prese per la mano, e traendomi fuori della veduta di queste donne, mi domandò che io avessi. Allora io riposato alquanto, e resurressiti li morti Spiriti miei, e li discacciati rivenuti alle loro possessioni, dissi a questo mio amico queste parole: «Io ho tenuti i piedi in quella parte della vita, di là dalla quale non si può ire più per intendimento di ritornare». E partitomi da lui, mi ritornai nella camera delle lagrime, nella quale, piangendo e vergognandomi, fra me stesso dicea: «Se questa donna sapesse la mia condizione, io non credo che così gabbasse la mia persona, anzi credo che molta pietà le ne verrebbe». E in questo pianto stando, proposi di dire parole, nelle quali, a lei parlando, significassi la cagione del mio trasfiguramento, e dicessi che io so bene ch’ella non è saputa, e che se fosse saputa, io credo che pietà ne giugnerebbe altrui: e propuosele di dire, desiderando che venissero per avventura nella sua audienza; e allora dissi questo Sonetto:

Con l’altre donne mia vista gabbate,

E non pensate, donna, onde si mova

Ch’io vi rassembri sì figura nova

Quando riguardo la vostra biltate.

Se lo saveste, non porrìa Pietate

Tener più contra me l’usata prova;