Nel cor mi si comincia uno tremoto,
Che fa de’ polsi l’anima partire.
Questo Sonetto si divide in quattro parti, secondo che quattro cose sono in esso narrate: e però che sono esse ragionate di sopra, non m’intrametto se non di distinguere le parti per li loro cominciamenti: onde dico che la seconda parte comincia quivi: Ch’Amor; la terza quivi: Poscia mi sforzo; la quarta: E se io levo.
Poi che io dissi questi tre Sonetti, ne’ quali parlai a questa donna, però che furo narratori di tutto quasi lo mio stato, credendomi tacere e non dir più, però che mi parea avere di me assai manifestato, avvegna che sempre poi tacessi di dire a lei, a me convenne ripigliare materia nova e più nobile che la passata. E però che la cagione della nova materia è dilettevole a udire, la dirò quanto potrò più brevemente.
Conciossiacosa che per la vista mia molte persone avessero compreso lo segreto del mio cuore, certe donne, le quali adunate s’erano, dilettandosi l’una nella compagnia dell’altra, sapeano bene lo mio cuore, perchè ciascuna di loro era stata a molte mie sconfitte. Ed io passando presso di loro, sì come dalla fortuna menato, fui chiamato da una di queste gentili donne; e quella, che m’avea chiamato, era donna di molto leggiadro parlare. Sì che quando io fui giunto dinanzi da loro, e vidi bene che la mia gentilissima donna non era tra esse, rassicurandomi le salutai, e domandai che piacesse loro. Le donne erano molte, tra le quali n’avea certe che si rideano tra loro. Altre v’erano, che guardavanmi aspettando che io dovessi dire. Altre v’erano che parlavano tra loro, delle quali una volgendo gli occhi verso me, e chiamandomi per nome, disse queste parole: «A che fine ami tu questa tua donna, poi che tu non puoi la sua presenza sostenere? Dilloci, chè certo il fine di cotale amore conviene che sia novissimo». E poi che m’ebbe dette queste parole, non solamente ella, ma tutte le altre cominciaro ad attendere in vista la mia risponsione. Allora dissi loro queste parole: «Madonne, lo fine del mio amore fu già il saluto di questa donna, forse di cui voi intendete; ed in quello dimorava la beatitudine, ch’è ’l fine di tutti li miei disiri. Ma poi che le piacque di negarlo a me, lo mio signore Amore, la sua mercede, ha posta tutta la mia beatitudine in quello, che non mi puote venir meno». Allora queste donne cominciaro a parlare tra loro; e sì come talor vedemo cadere l’acqua mischiata di bella neve, così mi parea vedere le loro parole uscire mischiate di sospiri. E poi che alquanto ebbero parlato tra loro, anche questa donna mi disse, che prima m’avea parlato, queste parole: «Noi ti preghiamo, che tu ne dichi ove sta questa tua beatitudine». Ed io rispondendole, dissi cotanto: «In quelle parole che lodano la donna mia». Ed ella rispose: «Se tu ne dicessi vero, quelle parole che tu n’hai dette notificando la tua condizione, avresti tu operate con altro intendimento». Ond’io pensando a queste parole, quasi vergognandomi mi partii da loro; e venìa dicendo tra me medesimo: «Poi che è tanta beatitudine in quelle parole che lodano la mia donna, perchè altro parlare è stato il mio?» E però proposi di prendere per materia del mio parlare sempre mai quello che fosse loda di questa gentilissima; e pensando a ciò molto, pareami avere impresa troppo alta materia, quanto a me, sì che non ardìa di cominciare; e così dimorai alquanti dì, con desiderio di dire e con paura di cominciare.
Avvenne poi che, passando per un cammino, lungo il quale correva un rivo chiaro molto, a me giunse tanta volontà di dire, che cominciai a pensare il modo ch’io tenessi; e pensai che parlare di lei non si conveniva, se non che io parlassi a donne in seconda persona; e non ad ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili, e non sono pur femmine. Allora dico che la mia lingua parlò quasi come per sè stessa mossa, e disse: Donne ch’avete intelletto d’amore. Queste parole io riposi nella mente con grande letizia, pensando di prenderle per mio cominciamento: onde poi ritornato alla sopradetta cittade, e pensando alquanti dì, cominciai una Canzone con questo cominciamento, ordinata nel modo che si vedrà di sotto nella sua divisione. La Canzone comincia così:
Donne, ch’avete intelletto d’amore,