Poi mi partìa, consumato ogni duolo;
E, quando io era solo,
Dicea, guardando verso l’alto regno:
Beato, anima bella, chi ti vede!
Voi mi chiamaste allor, vostra mercede.
Questa Canzone ha due parti; nella prima, dico parlando a indiffinita persona, com’io fui levato d’una vana fantasia da certe donne, e come promisi loro di dirla: nella seconda, dico com’io dissi a loro. La seconda comincia quivi: Mentr’io pensava. La prima parte si divide in due: nella prima, dico quello che certe donne, e che una sola, dissero e fecero per la mia fantasia, quanto è dinanzi ch’io fossi tornato in verace cognizione; nella seconda, dico quello che queste donne mi dissero, poich’io lasciai questo farneticare; e comincia questa parte quivi: Era la voce mia. Poscia quando dico: Mentr’io pensava, dico com’io dissi loro questa mia imaginazione; e intorno a ciò fo due parti. Nella prima, dico per ordine questa imaginazione; nella seconda, dicendo a che ora mi chiamaro, le ringrazio chiusamente; e questa parte comincia quivi: Voi mi chiamaste.
Appresso questa vana imaginazione, avvenne un dì, che sedendo io pensoso in alcuna parte, ed io mi sentii cominciare un tremito nel core, così come s’io fossi stato presente a questa donna. Allora dico che mi giunse una imaginazione d’Amore: che mi parve vederlo venire da quella parte ove la mia donna stava; e pareami che lietamente mi dicesse nel cuor mio: «Pensa di benedire lo dì ch’io ti presi, però che tu lo dêi fare». E certo mi parea avere lo core così lieto, che in me non parea che fosse lo core mio, per la sua nova condizione. E poco dopo queste parole che ’l core mi disse con la lingua d’Amore, io vidi venire verso me una gentil donna, la quale era di famosa beltade, e fu già molto donna di questo primo amico mio. E lo nome di questa donna era Giovanna; salvo che per la sua beltade, secondo ch’altri crede, imposto l’era nome di Primavera: e così era chiamata. E appresso lei guardando, vidi venire la mirabile Beatrice. Queste donne andaro presso di me così l’una appresso l’altra, e parvemi che Amore mi parlasse nel core, e dicesse: «Quella prima è nominata Primavera solo per questa venuta d’oggi; chè io mossi lo imponitore del nome a chiamarla così Primavera, cioè prima verrà lo dì che Beatrice si mostrerà dopo l’imaginazione del suo fedele. E se anco vuoli considerare, lo primo nome suo tanto è dire quanto Primavera, perchè lo suo nome Giovanna è da quel Giovanni, lo quale precedette la verace luce, dicendo: Ego vox clamantis in deserto: parate viam Domini». Ed anche mi parve che mi dicesse, dopo queste, altre parole, cioè: «Chi volesse sottilmente considerare, quella Beatrice chiamerebbe Amore, per molta somiglianza che ha meco». Ond’io poi ripensando, proposi di scrivere per rima al primo mio amico, tacendomi certe parole le quali pareano da tacere, credendo io che ancora il suo cuore mirasse la beltà di questa Primavera gentile. E dissi questo Sonetto:
Io mi sentii svegliar dentro dal core
Un spirito amoroso che dormìa: