Il non insorgere contro il sangue del prossimo significa secondo la lettera non far nulla che possa recar nocumento allʼaltrui vita. E forse non a torto lʼAben Ezra vede qui un nesso con la precedente proibizione, perchè il diffamare può essere talvolta, come cagione remota, un attentato contro la vita. Ma i talmudisti vollero trovarci insegnamenti di ben altra portata morale, cioè lʼobbligo di deporre come testimone, quando alcuno sia stato presente al fatto portato in giudizio, e il dovere di difendere il prossimo quando si veda in pericolo di morte;[256] e così tradusse anche il Luzzatto «nè rimanerti spettatore [inerte] nel pericolo della vita del tuo prossimo».
Senza allontanarsi poi dal significato letterale, molto bene notarono gli stessi talmudisti che il precetto di non odiare il fratello nel cuore, proibisce anche il solo sentimento dellʼodio, sebbene non manifestato con atti ingiuriosi e offensivi.[257]
Il riprendere il prossimo, se lo crediamo in colpa, appare nel significato letterale del testo una concessione connessa con lʼavvertimento che precede di non odiarlo, e con ciò che poi segue di non sopportare per causa di lui peccato; perchè riprendendo il compagno del suo fallo, non si serba contro di lui sentimento avverso, e quindi non si cade in questo peccato. Ma i talmudisti del riprendere il prossimo, se in colpa, ne fecero un dovere, e dando tuttʼaltro senso alle parole che seguono le intesero come se significassero «tu hai il dovere di riprenderlo, fino al punto però, che la riprensione non sia per lui cagione dì vergogna.[258]
Finalmente sul precetto di amare il compagno come sè stesso, il celebre ʼAqibà si contentò di esprimere queste notevoli parole: «Questo è un grande principio nella legge».[259]
Ai sovra esposti precetti di moralità succedono alcuni religiosi, che però rientrano nel principio generale di conformare la vita a regole di purità e santità:
19.I miei statuti osserverete: il tuo bestiame non farai accoppiare di due diverse specie, il tuo campo non seminerai di specie diversa, e abito di due specie di lana e lino[260] non si ponga sopra di te.[261]
23.E quando sarete giunti nella terra, e pianterete qualunque albero fruttifero, tagliategli il prepuzio, il suo frutto, tre anni saranno a voi come incirconcisi, non se ne mangi. 24.E nellʼanno quarto sarà tutto il suo frutto santo per celebrazione a Jahveh. 25.E nellʼanno quinto mangerete il suo frutto per raccoglierne per voi il prodotto. Io Jahveh Dio vostro.
26.Non mangiate col sangue, non usate nè augurii nè divinazioni. 27.Non vi rasate a tondo nei lati del capo, e non guastare i lati della tua barba. 28.E incisione per morto non ponete nelle vostre carni, nè segno dʼincisione non mettete in voi: Io Jahveh.
Il precetto di non confondere le specie nè per la riproduzione degli animali, nè per la coltura della terra e nemmeno negli abiti è da tenersi come motivato dal rispetto che si voleva imporre alle leggi naturali, le quali lʼarbitrio dellʼuomo non deve alterare, e però questi precetti sono preceduti dalle parole, i miei statuti osserverete, cioè quelle eterne leggi che Jahveh creatore ha istituito. Quindi quelle parole nel testo hanno la loro ragione dʼessere, e non si capisce troppo perchè da qualche critico vogliano tenersi come interpolate. Non così i tre versi 20–22 che per il contenuto sono estranei a tutto lʼargomento del nostro capitolo, e per la forma ne differiscono talmente da dover credere che appartengono veramente ad altro autore.[262] Gli traduciamo, acciocchè il lettore possa da sè stesso giudicarne.