Il gran capitalista col proletario, il banchiere col bottegajo e merciajo, lo scienziato coll'operaio, il conservatore, il moderato col radicale, e col socialista.

Ad essi non tardarono ad unirsi gli uomini di nobile cuore e d'intelligenza di ogni partito e classe, che abbondano sempre in Francia; sentirono non essere questa la causa di una setta, di una confessione religiosa, ma causa d'umanità, ed una minaccia alla libertà di tutti, un pericolo per la dignità della Francia, come per l'onore dell'armata; conveniva all'uopo affrontare le contumelie, gli insulti e violenze di una folla briaca o venduta, sagrificare sè stessi per salvare l'onore e l'avvenire morale della nazione.

Un branco di arruffoni, intriganti, per coprire colpe proprie e deludere la giustizia sui veri colpevoli e fuorviarla, [pg 33] si erano insinuati, come bacilli morbosi, nell'organismo sano e forte della Francia, per paralizzarne le libere mosse, avvelenarne il sangue, rendersi padroni delle sue forze, guidarle a fini inconfessabili, a meta disastrosa; ma la vera Francia saprà scoprire l'inganno, le frodi tese contro il suo onore e la sua sicurezza: spezzare la rete, entro cui tentarono di avvolgerla, sbattere quella turba di mestatori dalle sue spalle titaniche, nel fango verminoso dal quale sono pullulati, ritemprarsi di nuove forze e raggiare ancora nell'antico suo splendore.

[X. — L'Esposizione del 1900 — Missione della Francia — L'Europa si unifica e si espande.]

I giorni dell'Esposizione si appressano. La Francia sta preparandosi materialmente; però essa non deve, non può limitarsi a celebrare solo una festa del lavoro, o una mostra industriale. Parigi, al pari della nobiltà antica, obbliga: essa è l'areòpago, al quale è convocata tutta l'Europa intelligente, e Parigi deve proporre a se stesso oltre all'industriale, uno scopo altamente civile e morale.

Il 1900 segna il centenario della grande Rivoluzione, che aprì l'êra nuova all'umanità, fondò la società moderna, e iniziò il governo della ragione. Essa trasformò non solo la Francia, ma l'Europa.

E se Parigi non vuol perdere il suo primato d'iniziatrice, e che l'alto mandato si trasferisca ad altra città o nazione, essa non solo deve riconfermare questi principi, ma condurli a più ampia e intera applicazione negli ordini politici, giuridici, e sociali, ed elevarli come programma del secolo ventesimo.

Vieti pregiudizi e vanità fanno sì, che molti in Francia credono ancora di mirare intorno a sè, come ai tempi [pg 34] di Luigi XIV o Napoleone I, un'Europa da invadere e conquistare, nè vogliono avvedersi, che, al soffio rinnovatore della Rivoluzione, tutto in Europa è mutato, trasformato. Appo ogni popolo molte forze, sempre latenti, e che il dispotismo tentò invano di comprimere e soffocare, rimbalzarono in tutta la loro energia e anelano di svolgersi, ad agire.

L'Europa non è più scissa, come per lo passato, in regioni e piccoli stati, facile preda alle invasioni di vicino più potente o prepotente, ma ordinata in nazionalità compatte, fiere della loro indipendenza e che, vuoi per simpatia, vuoi per interesse politico o commerciale, vuoi per la reciproca difesa, si raggruppano in un fascio di nazioni per modo che quest'Europa, già scissa in altrettanti nazioni, ora è quasi in travaglio per costituire l'Europa una. Lavoro misterioso, lento, ma indeclinabile, continuato, ed evidente all'occhio dei sensi e dell'intelletto.

Un altro lavoro, ben altrimenti poderoso e fecondo, si va facendo in questa Europa rinnovata: le Società umane, al pari delle forze cosmiche, obbediscono alla duplice legge di concentramento e di espansione. Come le nubolose, dopo aver concentrato le forze per formare un mondo od un sistema planetario, si espandono, quali germi di altri mondi, non altrimenti l'Europa, dopo essersi costituita in nazionalità, e quindi in gruppi di nazionalità, ora, traboccante di forze, aspira a meta più vasta.