Essa si sente ristretta entro gli angusti limiti a lei segnati dalla geografia, quali sono il bacino mediterraneo e l'Atlantico, i Dardanelli, i monti Urali e la Siberia; si agita per oltrepassarli. Dispone di forze, sinora non pure sognate, per percorrerli a volo. Le steppe sterminate della Siberia, che sinora dividevano due mondi, ora li uniscono, gl'immedesimano insieme.

I convogli partiti dal fondo della Russia, fra pochi anni si abbatteranno con quelli, che mossero dal nuovo mondo, [pg 35] la Transiberiana colla Transfranciscana, e s'incontreranno sulle rive del mar Pacifico, questo Mediterraneo dell'avvenire. L'oriente si confonde coll'occidente, questo coll'Africa. Il vaticinio, che il Profeta Israele, rapito nelle visioni dell'avvenire, già da tremila anni, annunziava ai popoli diviene realtà. «Aprite, egli gridava da Sionne, aprite le strade, adeguate i monti, togliete gli inciampi dal cammino dei popoli, poichè deve regnare la Giustizia, si costituisce l'Umanità[16]».

[XI. — Internazionalismo.]

È questa un'altra delle accuse, che si suole scagliare contro gli Ebrei. Essi non hanno patria, sono cosmopoliti. Invano hanno però dimostrato coi fatti in tutto il secolo come sono affezionati al paese ove nacquero e hanno pugnato al fianco dei loro concittadini in Francia, in Germania, Polonia e Italia, sia per servire i Governi costituiti, sia per combattere le battaglie della libertà e rivendicare la indipendenza nazionale. Devoti al paese in cui sono nati, essi mirano tuttavia più alto e più lontano. Dopo il cittadino havvi l'uomo, dopo la patria, l'umanità.

Questo sentimento di cosmopolismo, che favella pure nel cuore di ogni uomo di alto sentire presso ogni nazione, è come ingenito nella razza ebrea, tal che sembra quale un suggello impresso sulla sua fronte, sin dalle origini dalla Provvidenza, e ne determina i destini in mezzo ai popoli.

Essa, come fu notato da molti scrittori e da quasi tutti gli scienziati, è la sola fra le razze umane del globo, che possa resistere alle intemperie di ogni clima e d'ogni regione, fra i ghiacci della Siberia, come sotto il sole rovente dei tropici, nelle Indie, come nel clima temperato [pg 36] d'Europa, noi lo vediamo allignare, perdurare, e lavora e prospera.

Ed anche in questa tendenza cosmopolita, egli non fece che precedere e aprire la via ad altre civiltà più avanzate. Chi omai in Europa, senza cessare di essere cittadino del proprio paese, non è, in qualche modo, internazionale? nessuno può chiudersi, al pari della chiocciola, entro il proprio guscio: tutti hanno bisogno di aria, di spazio più vasto, per corrispondere ai nuovi bisogni, alle proprie aspirazioni.

Tutto è divenuto o va facendosi internazionale. Dai congressi scientifici, dalle università, agli annunzi nella quarta pagina su pei giornali. Non parliamo della diplomazia, la quale lo è per origine e per essenza, dei traffici, dei grandi istituti di credito, ma gli operai, i compagnoni e proletari, sparsi nel mondo intero, tutti omai tendono a comprendersi, e abbattendo le antiche barriere, mossi da interessi comuni, mirano in ogni parte di Europa ad associarsi, a stringersi in vincoli di solidarietà, e costituire una stessa famiglia. Nel passato solo le scienze, le lettere si appellavano repubbliche universali, ora anche le arti, le quali per indole e per essenza sono la espressione più perfetta del particolarismo, assumono forma, colorito, idee e aspirazioni universali; le lingue, in questo mezzo secolo, noi le vediamo intorno a noi trasformate; dizioni eteroclite ed ibride passano dall'una in altra nazione, sono accolte e s'immedesimano fra loro. I puristi, ciò appellano, e non senza qualche ragione, barbarie, ma il popolo non cura tali accuse, procede oltre, obbedisce al genio del secolo, vede o prevede; e comincia per tal modo a formarsi una lingua europea: come già il latino nelle età di mezzo: Ciò che avviene nelle lingue, nelle arti, vediamo a poco a poco succedere nelle religioni, e nei Numi. Negli ultimi secoli del Paganesimo, Roma accoglieva nella città Urbi et Orbi tutte le divinità venute dall'Asia, dalle Gallie, dall'Etruria; loro consentiva un [pg 37] seggio nel gran Panteon: così accade omai nell'Europa. Però con questo divario, che Roma antica le accoglieva tutte, ne accettava i riti, le cerimonie e spesso credeva e adorava. L'Europa moderna invece li sottopone, al pari del chimico, al suo crogiuolo, li esamina, li critica, li discute e dubita. I Lari, i Penati, gli stessi Santi, che proteggevano le nostre case, le nostre città, le nazioni vanno ecclissandosi.

Al particolarismo divino stanno per succedere idee più ampie e comprensive; ai dommi imposti subentrano sistemi più o meno scientifici e razionali; alle religioni, la religione, o il sentimento religioso; ai Numi, un Divino che tutti li abbraccia e li comprende.

Chi è che potrà essere quello Iddio, che diviene?