Il naturalismo antico e le sue leggende e miti, la fenomenologia, come l'antropomorfismo moderno, più non corrispondono ai nuovi bisogni della società, non appagano nè il sentimento, nè il pensiero. A tutte coteste forze, potenze, geni e spiriti, la scienza contrappone la Unità delle forze, al dualismo antico, materia e spirito, la scienza contrappone la sostanza unica universale. La quale, in altri termini, sarebbe l'onnipotente, il Sadai dell'Antico Testamento, il filosofo, l'Ente Universale, l'assoluto, l'Essere degl'Esseri. L'uomo religioso adora l'Ente ancora, che è, fu, sarà; l'eterno, il quale, elevandosi al disopra del tempo e dello spazio, alza la mano ai cieli e dice: «Io sono in eterno».

[XII. — La Francia e la nuova Europa.]

Molte di quelle idee, che i filosofi del secolo decimoottavo, maturavano nel silenzio del loro gabinetto, la Rivoluzione, al pari di lava irrompendo dal cratere aperto in Parigi, propagò e diffuse sul terreno di tutti i paesi d'Europa colla parola, cogli eserciti e le società secrete.

[pg 38] Tutti i partiti retrivi, devoti al culto delle tradizioni antiche, e interessate a conservare i loro privilegi e abusi, si coalizzarono insieme per restaurare l'antico edifizio, che vedevano sfasciarsi e crollare, e per combattere la Rivoluzione. La lotta perdurò tutta la prima metà del nostro secolo; quando la controrivoluzione pareva ormai prevalere, tutti i popoli d'Europa si levarono, concordi come un solo popolo, nel 1848. L'antico edifizio politico fu crollato dalle fondamenta e, meglio ancora che colla violenza e le rivolte sanguinose, e colla forza, col progresso, l'educazione, per le necessità politiche; e prevalsero le idee nuove. Alle monarchie per diritto divino successero monarchie liberali per diritto dei popoli, agli Stati piccoli, frazionati, le nazionalità costituite, e i monarchi stessi ne divennero il vincolo e la personificazione insieme colle rappresentanze sorte dal seno del popolo e dal suo suffragio: Si procedette a larghe riforme negli ordini politici e civili; ed, o per opera loro, o per virtù di principi provvidi, come di popoli, noi vediamo, in questa seconda metà del secolo, elevarsi una nuova Europa, che si va costituendo e unificandosi.

Ma la reazione non si dà per vinta.

Essa ebbe e conservò sempre fautori e partigiani potenti ed abili in ogni contrada, e sopratutto nella Francia. Da essa partì la spinta rivoluzionaria, e quindi convenne sopra tutto concentrare contro di lei tutte le forze per incatenarla e comprimerla. Durante tutto il secolo fu una vicenda continuata di rivoluzioni e controrivoluzioni. La controrivoluzione ha elementi ordinati, numerosi e potenti, sparsi nelle diverse classi sociali: clero, militarismo, aristocrazia, plutocrazia, capitalisti. È guidata da mani abili il cui centro fu sempre e tuttora è Roma. Le ramificazioni si stendono in ogni città, in ogni luogo; parocchie, conventi, sacristie e monasteri della Francia, non ristanno dal cospirare nel mistero, prepararsi nel silenzio, per [pg 39] prorompere, quando l'occasione si presenti, a guerra aperta. Tre volte affrontò questa battaglia nella prima metà del secolo, e tre volte fu vinta: col colpo di Stato dei Borboni nel luglio 1830, poscia colla resistenza degli Orléans nel 1848, infine colla catastrofe del 1870. Finchè il popolo francese, stanco degli esperimenti monarchici, proclamò la repubblica. Ed i reazionari continuarono a cospirare sotto la repubblica, si fecero alla loro volta demagoghi, repubblicani, socialisti, profittando della libertà per istrozzare la libertà. Vinta la rivoluzione nel suo focolare, a Parigi, sperano di ottenere facile vittoria sui principi da lei proclamati, in tutta l'Europa, per modo che il centro della rivoluzione possa divenire centro della reazione.

La Francia, Parigi si dibattono, da oltre venti anni, entro una rete d'intrighi, di cospirazioni, di tentativi, che invano abortiscono, sono sfatati; si rinnovano senza posa ricorrendo sempre a nuovi intrighi, a mezzi diversi; a mendacie, calunnie, pregiudizi vieti e risuscitati, si afferrano ad ogni mezzo pur di trarre a sè le forze della Francia, rendersene padroni, e dominare. Ci riesciranno?

Noi non possiamo, non vogliamo crederlo. La Francia, Parigi, non possono smentire sè stessi, abdicare al mandato della civiltà Europea. La Francia ha subìto un Sedan militare, ma lo seppe riparare in pochi anni e si rialzò nella sua grandezza. Ma non così accadrebbe se andasse incontro ad un Sedan morale, stamperebbe sulla sua fronte un suggello d'obbrobrio, che non si potrebbe più cancellare e che segnerebbe la sua decadenza.

[XIII. — Il programma politico-morale del Secolo ventesimo.]

La Francia, secondo la felice espressione di Ernesto Lavisse, fu la prima a fondare il Governo della ragione.