[pg 40] I popoli d'Europa concorsero con materiali diversi, ma sopra le stesse basi, ad innalzare l'edifizio delle Società moderne; ora spetta alla Francia ancora, l'audace iniziatrice, l'onore, il dovere di secondare gli sforzi dell'Europa liberale e cooperare seco a condurre l'edifizio all'anelata altezza.

La Rivoluzione, elevandosi al disopra degli interessi particolari, delle tradizioni storiche, delle credenze, partendo da principi generali di moralità e giustizia, proclamò il diritto comune per tutti gli uomini. Questi principi allignarono sopra il suolo d'Europa e gettarono larghe radici. Conviene da essi dedurre le conseguenze, tradurli nella pratica, formulare i diritti generali e individuali, che derivano dalla celebre triade. In altri termini, svolgere, ridurre in legge i principi di libertà, di uguaglianza, fraternità o solidarietà, per modo che si possa formulare e sancire una specie di codice del genere umano.

Il secolo decimonono è stato essenzialmente politico; ha svolto, applicato abbastanza largamente il principio di libertà, di nazionalità; il secolo ventesimo sarà sopratutto sociale: si apre infatti col nome e la bandiera del Socialismo. Questo è il nome, la tendenza, ma è lontano dall'essere un programma, un sistema: diviene, più che non è. Esso è ancora in formazione. È un concetto, che non ha ancora acquistata intera e chiara la coscienza di sè stesso. Accade quindi del Socialismo, come di tutti gli esseri in formazione, essi hanno dei loro intenti un'intuizione vaga, non si affermano, ma cercano a tentoni fra meandri e sentieri diversi, aperti innanzi a loro, quale di essi potrà condurli a meta sicura.

Le teorie più diverse e contraddicenti si agitano, si confondono nel suo seno, e creano le perturbazioni presenti. Ora esso parla di libertà e fantastica il collettivismo, la Statolatria, che condurrebbe al despotismo, a favoritismi, a privilegi e arbitrii più violenti, che non quelli che si vollero [pg 41] distruggere. Ora parla d'ordine sociale, e predica, erige in sistema l'anarchia: ora predica la fratellanza, e bandisce l'odio, l'invidia, la guerra di classe; affetta di essere una alta aspirazione, una speranza, e diviene una minaccia: si presenta alla società turbata, come un'àncora di salvezza, e diviene un pericolo, parla di sicurtà, di pacificazione, e spinge alla guerra e al saccheggio. Nell'individuo, come nella società, egli non vede che gli appetiti animali, gli interessi materiali. L'uomo per lui non avrebbe, che uno scopo sulla terra, il benessere materiale, e godere: ogni grande ideale sparisce. Cancella nell'umanità quanto in sè accoglie di divino.

L'uomo, secondo la tradizione biblica, fu bensì tratto dal fango e, secondo la scienza, la quale, con forme e linguaggio diverso, corrisponde al concetto dell'antica tradizione, è derivato dall'animalità per una lenta evoluzione. Però la Bibbia, e la scienza, l'una coll'alito del divino che passò sopra di lui, l'altra colle teorie del progresso, accennano, che all'individuo, come alla società si aprono orizzonti più sublimi e puri, e gli sono assegnati destini più elevati. L'uomo è il Centauro, il quale dalla cintola in giù è animale, dal fianco in su, col collo erto, la fronte spaziosa, le mosse irrequiete, le narici dilatate, sente passare sopra di sè lo spirito dell'universo, e tende all'infinito.

Anche il socialismo è, per alcune sue tendenze, tuttora sommerso nell'animalità: lo spirito non è passato ancora sopra di lui. Invece di elevare le plebi, le abbrutisce, invece di educare, vitupera, invece di associare, come significa il suo nome, scinde e dissocia. Nella società si preoccupa anzi tutto dei salari, capitale e lavoro: nell'individuo conosce un organo solo, il ventre.

Ora il socialismo deve abbracciare l'individuo, ed i consorzi sociali nelle varietà delle loro attitudini e manifestazioni. Non intendiamo, che si ritorni al dualismo [pg 42] medioevale, che scinde l'individuo in due parti, carne e spirito in continuo contrasto fra loro, e divide la società in due campi del pari ostili, l'uno per signoreggiare e sottomettere l'altro, come eletti e reietti, clero e laico, spirituale e temporale, od il dualismo anche più funesto bandito da alcuni socialisti, i quali scindono la società, in sfruttati e sfruttatori.

Il vero socialismo e, speriamo, il socialismo dell'avvenire, ha per uffizio e scopo principale di unire, non dividere, procede ad un lento e continuato miglioramento del proletario e del borghese, individuale e sociale. Non conosce differenza tra l'idea e la realtà, considera l'uomo come un'unità.

Esso diverrà una specie di religione. Non la religione che rilega, incatena ed assoggetta individuo e società, e che predica una fede imposta; ma sarà un'associazione libera, una dedizione spontanea, la quale, mercè riforme progressive, stringe le diverse classi sociali in una comunione d'interessi e d'idee. È la religione del giusto, del bello e del vero: fede ad essa non sarà più un misticismo oscuro, ma la scienza ed i suoi trovati, il sentimento e le sue aspirazioni; culto, la moralità e la giustizia; scopo, il miglioramento fisico, morale intellettuale dell'individuo e della specie.

Nel passato, la morale religiosa venne riassunta nel precetto: ama il prossimo come te stesso. L'Etica sociale dirà invece: opera per ottenere il miglioramento altrui, e così assicuri il bene proprio. Non vivi solo in te, e per te, ma per la Società. Ciascuno è solidario per tutti: tutti per ciascuno.