Le religioni, che nel passato avrebbero dovuto rilegare, associare insieme gli uomini, non fecero che dividere; furono un pomo di discordia, anzi che anello d'unione, furono arma di guerre, anzi che parola pacificatrice. Fu questa necessità dei tempi, delle condizioni politiche e sociali, di fantasie e passioni umane. Per lo più, esse furono larve, anzi che idee, simboli che coprivano, dissimulavano il vero; le religioni, anzi che relegare, allentavano e spesso spezzavano i vincoli sociali, tra famiglie e famiglie, popolo e popolo; si creavano Chiese non Templi, sacerdozi, uffizianti per i diversi culti, non un sacerdozio pel divino e per l'umanità.

Ora invano tentiamo sottrarci al problema religioso; esso s'impone, si presenta del pari, in nome delle [pg 45] tradizioni, in forza dei bisogni, delle aspirazioni e passioni umane, come della scienza: il Congresso delle religioni fu il coronamento, l'idea, che perdura sopra le rovine della Mostra di Chicago; esso si proponeva di sostituire alle religioni, la ragione, ai culti moltipli contrapporre il culto del vero, del pensiero, della scienza; alle religioni, alle sette, l'aspirazione umana, il consenso religioso, morale di tutti, o quello che, diremo con parola italica, l'intelletto d'amore. Queste idee sono pure in gran parte il postulato, l'applicazione di dottrine e principi proclamati dai sommi precursori della Rivoluzione, non solo in Francia, ma in Inghilterra, in Germania, nella stessa Italia. Queste idee potrebbero presentarsi come il clou intellettuale e sociale della Esposizione e preparare un'azione benefica, che potrà elevarsi e diffondersi in Europa, come la vera e nobile revanche, la quale, senza spargimento di sangue umano, nè guerre, varrà a ridonare ancora alla Francia il primato morale, intellettuale e civile sopra i due mondi, e segnerebbe la più gloriosa e umana delle Gesta Dei per Francos.

F I N E.

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AHASVERO

nell'Isola del Diavolo

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