| [11] | Il Sig. Brunetière, in un articolo inscrito nella Revue des deux Mondes intitolato Après le procès, nel quale però si guarda dal parlare del processo, attribuisce alla scienza l'origine dell'antisemitismo. Questo, in buon italiano, si chiamerebbe gettare nel podere altrui i sassi che fanno inciampo nel proprio; quali le vere cause dell'antisemitismo già accennammo e meglio chiariremo in questo stesso capitolo. Il nuovo direttore della Revue riportò poscia poche linee di Renan in appoggio della sua tesi sull'inferiorità della razza semitica. Con sofismi sifatti tentò ingannare, sviare le menti, per coprire e scolpare i delinquenti veri, come accadde nel processo Dreyfus. Nè l'antropologia, nè l'etnografia e la linguistica sono causa di brutture siffatte. Antico amico del grande scrittore Renan, io lo sentii parlare sempre con ammirazione degli Ebrei, della loro forza nella lotta secolare, intelligenza e attività. Ripetendo la frase biblica, egli dice nell'Histoire d'Israel: «Le Juif était destiné plutôt à servir de levain au progrès dans tous les pays, qu'à former une patrie séparée dans un point du globe». Lo stesso illustre pensatore Brunetière, parlando della Bibbia, il libro in cui vive Israelle, così si esprime: «Il y a quelque chose dans l'Histoire du peuple de Dieu qui ne se trouve dans aucune autre; quelque ambition qu'on ait affectée de la rabattre sur le plan des autres histoires, elle y résiste, elle en a triomphé». (Revue des deux Mondes, 1 febbraio 1895). |
(Revue des deux Mondes, 1 febbraio 1895).
| [12] | Dopo Antiochio Epifane, scrive Renan nell'Histoire d'Israel, l'Ebreo ha la febbre del Messia, partorisce il Cristianesimo, sospiro dei secoli. Vedi Renan: Le Juif comme race et comme religion, Revue des deux Mondes, 1 maggio 1883. |
| [13] | Intorno ai doveri dei Cristiani verso gli Ebrei, giovami ricordare alcuni brani del discorso pronunziato da Disraeli, discutendosi nel Parlamento Inglese la mozione per accordare agli Israeliti i diritti politici. «Io mi levai, diceva, in ogni occasione, a difendere gli Ebrei, perchè secondo me, la razza ebrea è quella verso cui il genere umano ha maggiori obblighi e doveri. «Allorchè io sento oppormi che l'ammissione degli Ebrei distruggerebbe il carattere cristiano di questa assemblea, io dico che appunto per essere voi un'assemblea cristiana, voi dovete accoglierli in mezzo a voi. Quando io considero ciò che noi dobbiamo ad essi, che colla loro storia, le loro leggi, le loro poesie, noi fummo educati, consolati, ordinati; quando io mi sollevo col pensiero ad altre idee d'un carattere più sacro che qui non giova esaminare, io dichiaro, che come Cristiano non posso respingere le istanze di una razza, alla quale i Cristiani sono debitori di tanti benefizi. «Vi ha un'altra ragione per cui io desidero, che i diritti degli Ebrei sieno riconosciuti in Inghilterra; ed è che tutti quei paesi nei quali essi furono perseguitati, furono alla loro volta colpiti nella loro potenza ed energia. Ed è cotesto per me un segno visibile della protezione che Dio concede a questo popolo. «D'altronde, questa è tale una razza, che può aspettare; e se i suoi diritti non sono riconosciuti oggi, non sparirà domani. È un popolo antico, popolo famoso, che perdura e terminerà sempre per raggiungere i suoi scopi». |
| [14] | Chi possiede il bandolo di questa matassa e potrebbe portare piena la luce in mezzo a tanta oscurità, che si tenta, con ogni arte, d'infittire, sarebbero alcuni diplomatici. Ma vorranno o potranno essi osare? Vorranno essi obbedire, meglio che alle riserve imposte, ai calcoli, o interessi della professione, alla voce della propria coscienza, al grido della giustizia? Ad essi spetta indicare il vero colpevole, rompere il silenzio con cui, ora più che mai, si tenta di avvolgere e sepellire la verità. Ogni viltà convien che qui sia morta. Dante Inf. II. |
| [15] | Ecco il quadro, che traccia della Francia in questo momento angoscioso per quanti amano questo nobile paese, uno dei suoi scrittori più elevati e indipendenti, il Guyot, nel giornale Le Siècle: «Nemici mascherati, velati divengono ogni giorno più baldanzosi, più impudenti, più provocatori. Senza osare di attaccarci a fronte aperta, essi si ricercano, si coalizzano, si riconoscono come antichi allievi dei Gesuiti. I circoli cattolici danno la prima scossa e procurano di agitare la piazza, raccolgono e trovano complici per quest'opera nefasta uomini, che sotto pretesto di patriottismo, tentano di ricostituire l'esercito boulangista, cotesta banda la quale, or sono qualche anno, tentò di rendersi padrona di Parigi; questioni di religione ci fanno retrocedere d'oltre cento anni e sono un vitupero per la civiltà e per lo spirito umano. Morte all'Ebreo, si grida nelle strade e nel palazzo di giustizia, nel santuario della legge, in Parigi, nella città-Luce, senza che la coscienza pubblica ne sia sorpresa e turbata! Domani si griderà: morte ai protestanti. Perchè no? Già lo hanno tentato. |
| [16] | Isaia, cap. 54, 55. |
| [17] | Età rea, soleva appellarsi dai nostri scrittori e poeti del medio Evo e del Rinascimento, come Dante, Petrarca, Cecco d'Ascoli, Boccaccio, Macchiavelli, l'èra nuova e cristiana, contrapposta all'èra antica e romana, la quale appellavano età buona. Soleva Roma che il buon tempo feo. Dante, Purg. XVI. |
| [18] | Due croci, secondo un'antica leggenda ebraica, si sono innalzate sopra Gerusalemme, negli ultimi tempi della sua lotta contro Roma. L'una sorse sulla vetta del Calvario, parola che significa monte Calvo, od arido; l'altra sulla vetta del Morìa, ossia monte di Dio, monte delle visioni, o dell'avvenire. Esse simboleggiavano la vita d'Israello nei secoli. La prima, l'Era del Paganesimo che finiva; la seconda, l'Era nuova che stava per aprirsi. Due croci, due olocausti. Gli Ebrei, per la loro origine, la loro legge e avversione agli idoli e alla divinità di Cesare, erano tacciati di deicidio. Avendo essi rifiutato di adorare Cesare come dio. Perciò i Romani in un solo giorno fecero inchiodare due mila Ebrei, nelle varie provincie della Siria, sopra la Croce. Ma non potendo uccidere il dio ebreo, perchè tutto spirito, si vendicarono col crocefiggere Cristo che lo rappresentava, e voleva elevarsi come mediatore tra il Paganesimo e il Monoteismo. Infatto, alla morte di Cristo, corse un grido sopra tutto il mondo pagano: «Il gran Pane è morto». Inoltre Cristo contrapponeva a Cesare-dio, che rappresentava la violenza, l'arbitrio, la guerra, un nuovo ideale del divino, concepito e nato dal seno del popolo ebreo, il Dio di carità, di rassegnazione, di conciliazione e d'amore. La sua croce significava il sacrificio individuale; quella elevata sul Morìa, il sacrifizio collettivo, quello di un popolo: l'una il deicidio, l'altra il popolocidio. L'uno durò poche ore di passione e di sofferenze; l'altro dovrà durare per secoli come ad espiare le colpe dell'intera umanità, in ogni parte della terra, significa e porta in sè il sacrifizio universale. — Il Cristo-popolo, allargato all'Umanità. Cristo aveva detto sul Calvario: consummatum est; Israel, il popolo, sul Morìa, sotto le macerie di Gerusalemme, esclamò: Non tutto è finito, tutto è da ricominciare. Esso non volle morire del tutto, ma si sottrasse a' suoi carnefici, entrando nel sepolcro, simile ad Hiram, simbolo dell'operaio eterno, l'operaio intelligente, il quale portò seco nel sepolcro aperto sotto il limitare del Tempio, la parola smarrita; la quale dovrà essere svelata a suo tempo, come parola di redenzione per tutti gli oppressi e i deseredati. Ricercare la parola smarrita è l'enimma forte che, nella nuova Era, si sono proposte molte eresie e i sodalizi secreti, come i Gnostici, i Manichei, gli Albigesi, i Templari, le diverse Massonerie nei loro riti. Qual'è quella parola misteriosa? Secondo l'avviso di alcuni, sarebbe Giustizia. Ma l'idea dovrà divenire realtà: la realtà è l'idea fatta uomo; incarnata in un popolo; per assurgere a forza. Ora, il mezzo per tradurla in forza, sarà l'associazione. Questa la forza per ottenere, con la giustizia il miglioramento fisico, morale, intellettuale di tutte le classi, di tutti i popoli. I due termini, Giustizia, mercè l'Associazione, si compenetrano, si concretano in un solo, che omai domina l'età nuova; Verbo sul quale passando l'afflato del Divino che purifica, innalza ed avviva, divenuto passione e sentimento, potrà sollevarsi come formula, simbolo e labaro di religione futura. |
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