Dopo o durante questi intermezzi di tutti i disordini che l'ebbrezza ed il vizio potevano inventare, comparivano i ballerini—buffoni che facevano salti pericolosi, smorfie e giuochi di forza straordinarii; non dimenticando mai nella loro pose, di far spiccare tutte le forme, tutti i muscoli dei loro corpi; accompagnavano tutti i loro movimenti con gesti indecentissimi, davano alle loro bocche un'espressione oscena, che completavano col giuoco rapido delle dita; si scambiavano fra di loro segni muti che avevano sempre qualche rapporto, più o meno diretto, con l'atto della copula; e talvolta, infiammati di lussuria, eccitati dagli applausi dei convitati, passavano dai gesti ai fatti, abbandonandosi ad impure battaglie ed imitando le turpitudini dei fauni. Quanto alle ballerine, eseguivano dei passi che un padre della Chiesa, Arnobio, ha così descritti: «Una truppa lubrica ballava danze dissolute, saltava disordinatamente e cantava; queste ballerine giravano danzando e ad una certa misura, sollevando le coscie e le reni, imprimevano alle natiche ed ai lombi un movimento di rotazione che avrebbe infiammato il più freddo spettatore».

Petronio nel Festino di Trimalcione ci mostra il disordine di queste donne in simili riunioni.

«Fortunata arrivò con le vesti tenute in su da una cintura verde, in modo da lasciar vedere al disotto la tunica ciliegia, le legacce delle calze tessite in oro, e le pantofole dorate; si asciugò le mani nel fazzoletto di [pg 31] seta che le cingeva il collo, e si accampò sul letto della moglie di Kabimas, Scintilla, la quale battè le mani e Fortunata gliele baciò. Queste due donne non fanno che ridere e confondere i loro baci avvinati; Scintilla proclamò la sua amica donna di casa per eccellenza; e questa non fa che lagnarsi dell'indifferenza maritale. Mentre esse si stringono così; Kabimas si alza silenziosamente, afferra Fortunata pei piedi, e la rovescia sul letto:—Ah! Ah! esclama questa, sentendo che la tunica le si scopre fin più su del ginocchio; e raggiustandosi in fretta, nasconde nel seno di Scintilla un viso che il rossore rende ancora più indecente.»

In quel tempo, apprende Giovenale, che l'adulterio era peccato men che veniale. Il marito era un volgar lenone che si ritirava nel fondo dell'appartamento quando veniva l'amante della moglie. Cicerone nelle sue epistole, lo conferma. Racconta che Mecenate corteggiava la moglie di un certo Sulpicio Galba, il quale, per facilitare queste galanti relazioni, fingeva di addormentarsi uscendo di tavola. Un giorno, un suo schiavo, volendo profittar di tal circostanza per gustare il vino di Falerno, il compiacente marito gli gridò «Olà! stupidone, io non dormo per tutti.»

Seneca ha uno squarcio di sdegno contro la moda degli abiti trasparenti:

«Vedo—dice—vesti di seta, se si può dar il nome di vesti a stoffe che non garantiscono nè il corpo, nè il pudore, e con le quali una donna non potrebbe senza mentire, affermare di non essere nuda».

Giovenale così esclama: «È stato detto che [pg 32] sotto il regno di Saturno, il pudore abitasse la terra, ma si deve credere che non tardò a seguire sua sorella Astrea, lasciando il mondo per andar ad abitare gli spazii celesti. Se l'età dell'argento ha visto il primo adulterio, l'età del ferro fu madre di ben altri delitti, con essa non si ebbe più una donna degna di toccar le bandelle di Cerere, e di cui un padre non dovesse temerne gli abbracci.»

Questo gran satirico ci presenta ancora la donna crudele ed avvelenatrice; ne ha vedute di quelle che si rovinavano per soddisfare le esigenze dei cantanti e dei ballerini.

A Roma non era nemmeno rispettato il talamo. Cicerone racconta la storia della madre di Cluentius che, innamoratosi di suo genero, lo sposò e le nozze furono consumate nello stesso talamo che ella aveva offerto due anni innanzi a sua figlia e dal quale poi l'aveva scacciata.

Le orgie erano incessanti. Ecco la descrizione che ne dà Giovenale: