Galigola, ancor men riservato di Tiberio, che cercava di imitare, fece conoscere pubblicamente i suoi infami amori con Marco Lepidus. Egli cercò sempre lo straordinario ed il mostruoso.

Agrippina visse con suo fratello Galigola in un legame mostruoso.

Claudio ebbe troppe mogli legittime per aver molte concubine e quelle che si pagò, più per capriccio che per amore, non furono troppo note perchè ne restasse traccia nella storia.

Messalina, moglie di Claudio, ha lasciato nella storia la più detestabile nomea; ella si macchiò di tutte le infamie. La sua prostituzione fu delle più abbiette, i suoi capricci oltraggiosamente disordinati, senza ritegno, pubblicamente soddisfatti e pubblicamente conosciuti. Dimenticò la dignità, la nascita, la naturale modestia del suo sesso, la fedeltà coniugale, per abbandonarsi brutalmente alle sue lubriche passioni.

Associò ai suoi stravizii moltissime dame romane, obbligandole, per eccesso di autorità, a vivere con lei in un vergognoso libertinaggio. Le forzò a prostituirsi in presenza dei loro mariti agl'individui più vili.

Su questa donna Giovenale ha scritto pagine terribili:

«Appena suo marito si addormentava, ella preferendo un qualunque schifoso strapuntino al letto nuziale ed imperiale, evadeva dal palazzo, seguita da una sola confidente, [pg 39] favorita dalle tenebre e mascherata, si portava in un luogo infame della più putrida prostituzione. E là, a seni scoperti, Messalina, scintillante e fiera, votava alla pubblica brutalità i fianchi che ti portarono, o generoso Britanicus! Nondimeno ella lusinga chiunque si presenta e chiede l'abituale salario. Il capo del luogo congeda le cortigiane, ma ella ancora fremente di desiderio, non vuol partire ed è l'ultima ad andar via, profittando di un solo minuto per dar sfogo al furor che la consuma. Esce infine più stanca che soddisfatta, affumicata dalla puzzolenti lampade, le guance livide e sozze, e va a depositare gli odori di quest'antro sul capezzale dello sposo».

Appena gettò via la maschera che copriva le sue perverse inclinazioni, Nerone si abbandonò a tutti gli eccessi che i raffinamenti del libertinaggio avevano potuto creare e diede sfogo ai suoi impuri vizii. Sua moglie Poppea, vedova di Ottone, non fece alcuna differenza fra i suoi mariti ed i suoi amanti, dandosi ai più svergognati disordini, e facendo un infame uso della sua bellezza.

Vitellio fu l'allievo di Tiberio e servì i suoi infami piaceri, cioè a dire continuò un simil genere di vita.

Tito nutriva nel suo palazzo un gran numero di schiave che servivano ai suoi piaceri.