Domiziano si bagnava con le prostitute compiacendosi a strappare i peli delle sue concubine. Sua moglie si prostituiva senza vergogna a tutti quelli che la desideravano.

Eliogabalo creò un senato di donne votate a Venere, tenne apertamente udienze sulla [pg 40] prostituzione. Si fece portare su di un carro tirato da donne nude; e rappresentò Venere sotto tutti gli aspetti.

Commodo manteneva 300 concubine e disonorava, seducendole o violandole, le più distinte matrone romane.

Per Commodo era un piacere, un bisogno di avvilirsi agli occhi di tutti, non si diceva soddisfatto se non quando le sue turpitudini avevano avuto mille testimoni e mille echi.

«Sin dalla più tenera infanzia, dice Lampride, fu impudico, cattivo, crudele, libidinoso, e arrivò fino a prostituir la sua bocca! Fece del palazzo reale una taverna ed un antro di voluttà, dove attirò le donne più notevoli per la loro bellezza, e se ne servì pei suoi impuri capricci.» Alle 300 concubine aggiunse più tardi 300 giovanetti.

Questi 600 convitati sedevano alla sua mensa e si offrivano volta a volta le impure fantasie di lui. Quando la forza fisica gli mancava, chiamava in aiuto tutta la potenza dell'immaginazione; obbligava tutta questa gente di abbandonarsi sotto i suoi occhi a quei piaceri che egli non poteva più condividere.

Dopo aver stuprata sua sorella, diede il nome di sua madre ad una concubina, alfine di persuadersi che commetteva un incesto con lei.

Eliogabalo, così come Nerone, trovava un eccessivo piacere in tutti gli atti della prostituzione. Un giorno convocò tutte le cortigiane di Roma e presiedè lui stesso questa strana assemblea. E tenne un'accanita discussione su parecchie quistioni astratte di voluttà e di libertinaggio. Nessuno potrà mai farsi un'idea [pg 41] di quali abbominevoli sozzurre quest'uomo sporcò il suo corpo.

Se gli appetiti carnali di Eliogabalo erano smodati, la sua immaginazione corrotta aveva ancora più potenza ed attività. Così, quello che egli cercava continuamente, era la creazione di nuove maniere colle quali poter contaminare i suoi occhi, le sue orecchie, la sua anima, insozzando contemporaneamente il pudore altrui.