«I mariti—dice Brantôme—bordellano più colle loro mogli, che non i ruffiani con le donnacce da trivio».

Questo stesso autore cita pure una bella ed onesta signora che aveva nel suo gabinetto intimo gli albums illustrati dell'Aretino: «Un gentiluomo innamorato di lei, venuto a conoscenza di tal circostanza, se ne [pg 63] augurò bene pel suo successo, ed infatti quando conquistò la bella signora, ebbe ad accorgersi che da tali opere ne aveva cavato ottime lezioni per la pratica».

Ai tempi di cui ci occupiamo il letto coniugale non era neppur circondato da un pudico velo. I mariti non arrossivano d'introdurre nella loro famiglia questi libri, queste stampe, queste pitture oscene, che facevano della sposa la più perfetta cortigiana, e che offrivano energici stimolanti all'adulterio.

Sotto i regni dei tre figli di Caterina de' Medici, Francesco II, Carlo IX e Enrico III, l'immoralità fu spinta tant'oltre che mai si può dire sia andata così lontano, si ha diritto di credere che mai l'arte di governare gli uomini avesse impiegato tanti mezzi e così vergognosi come quelli di cui questa regina madre si servì durante il lungo periodo del suo regno di convulsioni civili e religiose. Fu ella per la prima che ebbe damigelle d'onore addestrate a diventare al bisogno gli impuri istrumenti dei suoi disegni politici.

La depravazione di simil corte è un fatto confermato da tutti gli storici. Caterina de' Medici insegnò abilmente alle dame e damigelle che componevano la sua corte, e che formavano un corteggio, chiamato Lo squadrone volante della regina, la strategia galante.

«Un famoso prelato della nostra corte, dice Sauval, ci assicura che Caterina de' Medici aveva un serraglio di damigelle che non l'abbandonavano mai, e che rappresentavano tante calamite per attirare i cuori dei principi e dei signori del reame; e conoscerne i più intimi segreti; e che questa [pg 64] associazione di gentildonne seppe sì ben corrompere i capi dei partiti nel 1579, e soprattutto Enrico IV, che avendo con le loro moine ingaggiati quelli della religione in una nuova guerra civile, fu chiamata la guerra degli amanti».

Il duca d'Aubignè definisce questo squadrone volante una specie di rete che la regina tendeva sul mare della politica.

La licenza del linguaggio alla corte era il riflesso dei suoi costumi depravati. Il proverbio creato in quell'epoca: Puttana come una principessa è la migliore conferma di quanto abbiamo esposto.

Enrico IV non fu superato da nessun personaggio della sua epoca in fatto di libertinaggio, e, quali che fossero, d'altronde, le grandi qualità di questo principe, si è obbligati a constatare che la storia dei suoi amori e delle sue sregolatezze forma una parte integrante della storia del vizio al secolo XVI.

Questo principe non arrossiva di abbassarsi fino alle cameriere ed alle serve. Aveva contratto un male venereo, abbandonandosi in una scuderia di Agen, con la concubina di un palafreniere; e appena guarito, fu sorpreso nella camera di una serva, a disputarsela con un valletto. Sono celebri i suoi amori con la Fosseuse, Fleurette, Martine, Ester Imbert e mille altre. E dicesi che egli avesse così pervertito il senso genesico da non poter avvicinare una donna, se questa non emanasse l'odor del proprio sesso, il quale preferiva sempre al più soave profumo.