Il lusso eccessivo, che aveva invasa la corte, non poteva non nuocere i buoni [pg 65] costumi. Sauval racconta un piccante aneddoto, che ci apprende il vergognoso traffico d'amore praticato dalle grandi dame per la smodata passione del lusso. Un gran prevosto dell'hotel del re perseguitava da un certo tempo una illustre principessa, presso la quale aveva sempre trovato disprezzo e rifiuti; ma infine entrarono in trattative, e fu deciso che una tappezzeria, che la dama desiderava moltissimo, sarebbe il premio di una notte che ella accorderebbe al prevosto. Questi ebbe la cattiva fede al mattino di non mantenere la promessa, «perchè la notte trascorse in modo, per colpa sua, che egli uscì dal letto così come vi era entrato» da ciò nacque discordia e contestazioni in fra le parti. Si scelse a giudice la moglie di un segretario di stato, la quale chiuse la vertenza, a condizioni «che tutte e due sarebbero andate ad acquistar la tappezzeria e che la principessa accorderebbe un'altra notte al prevosto, aiutandolo in modo da esaudire i desideri di lui».
L'esempio fatale della corruzione di corte aveva pervertito il senso morale della nazione e la Lega finì di distruggere quello che vi restava di pudore nelle classi borghesi e plebee; che gli eccessi veri o falsi di Enrico di Valois, avevano spinto alla rivolta contro la regalità avvilita. Durante tutto il tempo dei Seize, gli occhi e le orecchie degli abitanti furono insozzati da canzoni, da libelli e da incisioni oscene, che avevano sempre per pretesto la santa Unione. Non si pronunziava un sol sermone nella chiese, nel quale il Bearnese non fosse trattato da figlio di pu... e da ruffiano.
[pg 66] Si avevano ancora scandalose processioni, nelle quali alcun senso morale non era rispettato. «Il 30 gennaio 1589, dice Dulaure, si fecero in città parecchie processioni con quantità di fanciulli, tanto maschi che femine, ed adulti uomini e donne, tutti nudi ed in camicia, e lo spettacolo ne era così attraente da non essersi visto mai cosa sì bella». Il cavaliere di Aumale faceva i suoi giorni grassi in queste processioni, e lo si trovava sempre immischiato per offrire da refocilarsi alle graziose e poco vestite penitenti, le quali riscaldate da tali colezioni si permettevano qualunque eccesso. E si ricorda che perfino una volta il cavaliere condusse la santa vedova coperta solo da una fine tela, attraverso la chiesa di S. Giovanni, baciucchiandola e palpeggiandola, a grande scandalo di parecchie persone devote.
Questa santa vedova era la figlia di Andrea di Hacqueville, primo presidente al gran consiglio di stato e cugina del duca di Aumale, il quale ne aveva fatto la sua concubina. L'avventura della chiesa di S. Giovanni, produsse un tal scandalo che le processioni ne furono atterrate.
In moltissime poesie del tempo si trovano schizzi dei costumi di allora. Il dottor Courval-Sonnet ci dà dettagli sui balli pubblici, ai quali gli uomini si recavano al solo intento di procurarsi l'amante di un'ora e le donne allo stesso scopo. In queste sale di orgia pubblica si commettevano le più grandi immoralità, dal palpeggiamento osceno al bacio sul seno.
Il dottor Courval-Sonnet, questo medico poeta, in versi molto liberi, traccia episodii del [pg 67] libertinaggio vagabondo. Apprendendoci come fra le bande erranti dei Bohèmiens, gli uomini viziosi cercavano compiacenti mercenarii e feroci depravazioni. Tutte le donne, che facevano parte di queste nomadi popolazioni, erano a dieci anni già esercitate al traffico infame, e per trovarle vergini, si sarebbe dovute prenderle nel ventre della madre!
Sempre lo stesso autore nei suoi versi parla di un signore che essendo andato a cercare fra queste donne facil conquista, la notte, mentre dormiva a pugni chiusi, ubbriaco di vino e di eccessi, fu dalla bella rubato e per compenso ne ebbe quale imperituro ricordo... la sifilide. Cosa che ai nostri giorni non è certo più rara!
Il teatro era puranco orribilmente licenzioso. Bisognerebbe citare tutte le farse che ci restano del XVI secolo per constatare le innumerevoli risorse della loro immoralità, e per comprendere qual parte avevano nell'insegnamento del vizio.
Una donna, dopo aver assistito a queste oscene rappresentazioni, ne usciva con l'animo insozzato e con lo spirito volto alla lussuria.
Non soltanto le immagini più oscene, le parole più crude, le massime più vergognose, infioravano il dialogo, ma ancora la pantomima e di giochi di scena provocavano orribilmente alla crapula.