Un esempio tipico di queste farse sconce è quella di Frère Guillebert. Sin dall'esordio non è che un ammasso di volgari oscenità, espresse senza alcun velo. Si tratta di una giovane, maritata ad un vecchio, il quale l'ama, ma che non può darle prova del suo amore, se non una volta al mese. La moglie si [pg 68] lagna di ciò con la comare, la quale si meravigliava di vederla magra e pallida; e le dice che è troppo soffrir per lei, che se ne muore di consunzione e di fedeltà. La comare, donna piena di esperienza, la consola e la persuade a cercarsi un gagliardo amico; inutile dire che il consiglio venne subito accettato. La povera negletta avrà un marito. Il frate Guillebert arriva a buon punto. S'intendono, e si danno convegno per l'indomani, e la farsa finisce con una descrizione che farebbe arrossire perfino la penna del Casanova.
I soli titoli delle diverse farse allora in voga indicano sufficientemente ciò che dovevano essere.
«Nuova farsa, delle donne che chiedono ai loro mariti l'interesse dei mancati amori; ossia il marito, la moglie, la cameriera ed il vicino».
«Farsa delle donne che fanno nettar le loro caldaie e proibiscono che si metta la pulitura intorno al buco.» ecc.
L'hotel di Borgogna che rappresentava le farse propriamente dette, fino alla metà del decimosettimo secolo, vantava un commediante autore, il quale creava degl'intermezzi per tenere desta l'ilarità dell'uditorio fra due commedie, e che erano delle oscenità di questo genere: Il giocondo sermone di uno stuprator di nutrici. Il sermone dei batticuli e tutte le turpitudini sul capitolo dei conculcavimus. «Cari uditori, diceva facendo l'elogio della serata, vi bacio la mano, e voi baciatemi il deretano!» Nelle sue fantasie e nei suoi paradossi, non si vergognava di generare equivoci, come questo: «La donna prudente è quella che ha il palmo della mano [pg 69] peloso. L'ardita è quella che aspetta due uomini in un buco odoroso».
I mariti conducevano là le loro mogli, e le loro figlie. In generale in tutti i teatri non si rappresentavano che follie di amore ed adulterii, e non si discorreva che di mariti ingannati e di mogli infedeli.
Sotto Luigi XIII il vizio prese una spaventevole corrente. Data l'abolizione delle case di tolleranza, le prostitute non avendo più nè costume, nè insegna che le facessero riconoscere, ne risultavano continui equivoci dispiacevoli per le donne oneste. Le quali si vedevano spesso avvicinate ed insultate in pubblica via, e non potevano far altro che protestare contro gli oltraggi e le proposte impudiche fatte loro.
La donna la più disonesta non era tenuta a dichiarare la sua scandalosa professione, anzi spesso la si vedeva posare a donna di onore, quando non le conveniva di accettare qualche proposta fattale. Le cortigiane abitualmente dimoravano in certe specie di botteghe, aventi finestre sulla strada ed entrate in vicoli deserti; esse erano sedute innanzi la finestra, parate dei loro ornamenti più belli, e sorridevano sfrontatamente agli uomini che passavano innanzi a questi loro gabinetti da lavoro.
Le ragazze libere si riunivano la sera in luoghi convenuti, nei quali i libertini andavano a raggiungerle e dove si passavano scene scandalose.
Paulain de Sainte-Foix diceva che un missionario il quale predicava a S. Giacomo dello Spedale si scagliò con tanta forza «contro i convegni che si davano ogni sera al pozzo [pg 70] di amore de l'Ariana, e contro le oscene canzoni che vi si cantavano, e contro le danze lascive che vi si ballavano, e contro i giuramenti che vi si facevano, come su di un altare, di amarsi sempre, e di tante altre cose obbrobriose che in tal luogo si compivano, che tutti i devoti e le devote si recarono in folla ad ostruire con pietre questo ricettacolo della corruzione.»