Si ebbero inoltre dei balletti, in cui la licenza aveva raggiunto gli estremi limiti. Gaston di Orleans, fratello di Luigi XIII, era appassionatissimo per queste specie di danze; simil genere di divertimento rifletteva, con una cinica libertà, le sue abitudini depravate. Prima di lui Caterina dei Medici aveva dato ai balletti erotici, danzati dalle sue damigelle di onore, il massimo delle seduzioni voluttuose che si potesse desiderare.

Questi balletti erano sempre intermezzati da erotiche poesie che, senza reticenza, i cavalieri dicevano innanzi a dame e damigelle. In quasi tutti i soggetti di tali poetici componimenti—incredibile a credersi—i cavalieri vantavano, e facevano madrigali sul merito dei loro utensili!—

Il più famoso di questi balletti fu quello dato in onore del duca di Orleans che aveva per titolo «Le ballet des Andouilles.» Questa strana mascherata, narra il signor di Soleinne, ispirata da un episodio di Rabelais, è la più libera che si sia mai osato di rappresentare a corte; si discute sempre sullo stesso soggetto, che si portava in guisa di momon (idolo) offerto al signore della Rigaudière, gentiluomo di villaggio, e tutti gli stati sociali venivano ad adorare e a celebrare il sacro mistero delle Andouilles».

Con Luigi XIV gli spettacoli di corte divennero più riservati. Nondimeno vi si riscontra sempre qualche reminiscenza delle passate allegrie; e così che nel Balletto del [pg 74] Figlio di Bacco (1651) si ascolta il duca di Mercaur e il marchese di Montglas, mascherati da nutrici, offrirsi per l'istruzione delle signorine ed apprendere loro in salaci versi il cammino da percorrere per diventar... nutrici.

Luigi XIV, come suo padre Luigi XIII, si può dire, che aveva completata la sua educazione danzando simili balletti, ed è facile comprendere che tal genere di ricreazione non era punto fatta per favorire la purezza del cuore nel giovane re. Nondimeno Luigi XIII aveva in parte smentito il vaticinio che si pronosticava dalla natura dei suoi primi divertimenti, e soprattutto dalla immoralità del suo precettore Vaquelin, che gli apprendeva la storia della cortigiana Flora. Infatti questo re non ebbe punto amanti carnali, e non fece se non della galanteria romanesca con le signorine della Fayette e d'Hautefort. Ma malgrado l'esempio quasi morale che il re dava ai gentiluomini, la corte di Francia, agli occhi della gente onesta, che la giudicava dai balletti, dal teatro e dalla letteratura, appariva come la scuola elegante del vizio.

La musica, il ballo, la poesia concordavano per ammollire i cuori, esaltare i sensi, e spingere allo stesso tempo attori e spettatori, sedotti, inebbriati, affascinati, nel labirinto della prostituzione. Secondo l'espressione di un contemporaneo, pare che a quell'epoca la metà del genere umano fosse interessata a sedurre ed a corrompere l'altra metà.

Il XVIII secolo vide introdursi, negli usi della crapula, un fatto nuovo per la Francia, cioè quello di avere una mantenuta. Il [pg 75] concubinato, che aveva avuto nell'antichità e nei primi secoli del medio evo un'esistenza riconosciuta e protetta dalla legge, era allora colpito da riprovazioni agli occhi della morale pubblica. Non si faceva gran caso per quelli che avevano delle amanti, per quelli che frequentavano compagnie sospette, che passavano dall'osteria alla casa di mal affare, si perdonava tutto ciò e ancor di più ad un figlio di buona famiglia, ricco e prodigo, che si dava in braccia al piacere, prima di far penitenza della sua scapata gioventù nei legami del matrimonio; ma non si sarebbe mai perdonato ad un uomo vedovo od ammogliato, di avere un'amante fissa e di coabitare con lei.

Dato ciò come si può spiegare questa subitanea e rapida moltiplicazione delle giovani mantenute! Bisogna credere che questo fu una conseguenza del timore delle malattie veneree, che incominciò dal consigliare i corrotti a non bagnare più le loro labbra alla fonte della pubblica prostituzione, ed in seguito a cercarsi un'amante privata. L'uomo che manteneva una donna a tal scopo, non conviveva quasi mai con lei, ed evitava di mostrarsi insieme in pubblico; ma nondimeno era felice a che tutti i suoi amici ne fossero informati. La vita di tali donne da quest'epoca cominciò con non essere più richiusa al fondo di un quartiere solitario, e si videro apparire nelle passeggiate ed agli spettacoli, queste etere che arrivavano fino a portare nome dei loro protettori.

Simili donne in generale menavano vita dissolutissima, si abbandonavano a tutti i disordini, senza tema di essere assimilate [pg 76] alle donne pubbliche, giacchè la polizia le tollerava.

Molte di queste donne trovavano un marito per la dote che riuscivano ad ammassare con mezzi poco leciti.